Jacovittaggini - Benito Jacovitti

di Mario Bonanno - 16-02-2012 

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Nel letto c’è un tale con un’ascia piantata sulla fronte:

“Tu non mi ami più - dice alla moglie - una volta mi svegliavi con un bacio”.

Un altro, disegnato come una copia in miniatura dello Yeti, va dal barbiere: “Barba e capelli” comanda, e il parrucchiere disperato: “Aiuutooo!”.

Un uomo sull’altalena a un usciere alquanto perplesso:

“…l’onorevole è occupato? Beh…comunque l’aspetto…sa, avrei bisogno di una spinta”.

Scene di ordinaria surrealtà dall’universo di Benito Jacovitti, padre benemerito della vignetta mordi-e-fuggi, la cui opera omnia è ri-pubblicata da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri a gennaio 2012. “Jacovittagini” raccoglie le tavole settimanali uscite sull’Europeo negli anni di grazia 1973/74.

Un minestrone esilarante e strampalato di battute, espedienti, boutade, non-sensi e doppi sensi, affollato da quel popolo jacovittiano - ingenuo e velenoso al contempo - che in traslato ci raffigura un po’ tutti. Il microcosmo inconscio e straripante dei nasoni, delle tettone-culone, dei cavalli e dei salami parlanti, dei mariti con le corna a falce e martello e di quelli a forma di camino perché la moglie “non pensa altro che al fumo”; degli scheletri dall’umorismo macabro, dei preti sceriffo con le croci nella fondina, al posto delle pistole; e chi più ne riesce a immaginare più ne immagini, perché le strisce by Jacovitti non pongono limiti alla provvidenza della fantasia. Ciò che ne viene fuori, in sintesi, è il ritratto dell’Italia dell’austerity (ricordate?), quella che si dibatteva tra caro-benzina e referendum sul divorzio, cominciava a conoscere le controindicazioni della coppia aperta e della criminalità in excalation (diversi banditi, pure se improbabili, tra le jacovittagini). E forse è per questo che, a guardar bene, il sorriso ci sorprende con una faccia un po’ così (smarrita-divertita), espressione di quell’ambivalenza sentimentale che si prova al cospetto della goliardia intelligente, stratificata, duale, sognante e cattivella, a seconda di come la si osserva.

Come sottolineato bene da Silvia Jacovitti e Fiorenzo Grasso nella post-fazione al volume:

“…leggendo e osservando con attenzione le tavole (…) non solo si nota che le situazioni hanno un comune denominatore, ma soprattutto che la composizione grafica, pur ritraendo specifiche situazioni indipendenti una dall’altra, risulta un unicum”.

Un romanzo a fumetti sulle idiosincrasie tragicomiche dell’Italia e degli italiani, che non vanno mai come dovrebbero andare. Il volume è di grande formato, con un’eccellente copertina a sfondo rosso dove campeggia l’ennesima variante del marito cornuto che dice alla moglie: “è per questo che mi hai tradito, eh?”, indicando lo stendi abiti approntato tra le sue corna. Folgorante, no? La prefazione è dell’erede in acume Vauro.

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