Io e te - Niccolò Ammaniti

di Lucia Dell’Omo - 29-10-2010 

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- Romanzo breve, 116 pag

Il disagio di un adolescente. L’incontro con una sorella che appena sa di avere. La scoperta dolce della felicità durante un ballo in cantina. Un affetto che nasce, ritorna, si scopre nudo e semplice...

Con questo libro, Ammaniti, mette un po’ da parte l’ironia e ritorna a parlarci dell’adolescenza, del disagio di quegli anni, della voglia di farsi accettare sempre e comunque. E lo fa con semplicità, con naturalezza, con immensa bravura e con una narrazione che è carezza per l’anima. Quando l’ho finito, mi sono ritrovata con gli occhi umidi, come da un po’ non mi capitava e ho pensato che fosse bello. Proprio bello. E dolce. Tanto, anche se graffia nel finale. Un libro bello. Tutto qua. Sicuramente un aggettivo banale, ma è la prima cosa che ho pensato. E non mi è venuta incontro nessuna altra parola. Nemmeno dopo la piccola, soffocata, ferita finale. Da leggere.

Attenzione - Spoiler trama Lorenzo è un adolescente solo, introverso, disadattato. Ha quattordici anni e frequenta il liceo classico. Spesso è oggetto di insulti e andare a scuola, per lui è quasi un incubo. Fino a quando capisce che per sopravvivere deve cercare di essere come gli altri. Imita la loro andatura, cerca di vestirsi come loro e a volte funziona. E’ come quando “una mosca cerca di imitare le api “. Ma è solo una maschera e lui lo sa. E’ felice solo quando si ritrova nella sua solitudine. Un giorno, a scuola, sente una compagna di classe invitare altri tre amici in settimana bianca. Non sa bene cosa scatta dentro di lui, ma a casa dice a sua madre che Alessia l’ha invitato a sciare a Cortina. La madre è pazza di gioia perché aveva sempre temuto la diversità e la solitudine di suo figlio. Lorenzo non capisce il motivo di questa bugia, ma non riesce più a sottrarsi. Non riesce a dire sua madre la verità. Così si nasconde in cantina, proprio la cantina del suo palazzo. Si chiude lì per un’intera settimana, con una scorta di cibo, il cellulare e l’autoabbronzante. E’ contento, fino a quando per caso, verrà scoperto da sua sorella Olivia. Olivia ha ventitrè anni ed è figlia del primo matrimonio del padre. Lorenzo le dà ospitalità in quella cantina e in cambio, Olivia parlerà a telefono con la madre di Lorenzo, fingendo di essere la madre della compagna di scuola che gentilmente l’ha invitato in settimana bianca. Dovrebbe restare solo una notte, Olivia. E invece si ferma più giorni. Perché sta male. Perché non può muoversi. Ha dolori ovunque. Lorenzo è spaventato e solo dopo un po’ capisce che la sorella non è malata, ma ha una crisi d’astinenza. In quel momento capisce tutto. Il silenzio di suo padre riguardo a Olivia, tutti i problemi che lei gli procurava ma che i suoi gli avevano solo accennato. Quello che succede in quella cantina è strano e inaspettato per quei due che appena sapevano della loro esistenza e ora, invece, si ritrovano a condividere delle cose da non dire a nessun altro. Olivia gli parla di loro due bambini, di quei pochi ricordi che custodisce. L’affetto nasce, ritorna, si scopre nudo e semplice. E nella loro ultima sera insieme si ritrovano a ballare al suono di un vecchio giradischi ed, improvvisamente, Lorenzo si sente felice. Avverte un senso di pace e capisce che il giorno dopo uscirà da quella cantina e potrà scegliere quello che fare o non fare nella vita. Tutto gli appare semplice, ora. Quando si risveglia, il mattino seguente, Olivia non c’è più. Gli ha lasciato un biglietto. Lo stesso biglietto che dieci anni dopo, Lorenzo leggerà prima di vederla (come non avrebbe mai voluto rivederla) in una provincia del Friuli.

- E lo hai capito?
-  Si. Perché ci volevo andare. Perché volevo sciare con loro, io sono bravo a sciare. Perché volevo fargli vedere le piste segrete. E perché non ho amici…e volevo essere uno di loro. Ho sentivo che si alzava.
-  Fammi spazio-. Mi sono spostato e lei mi si è sdraiata accanto e mi ha abbracciato forte. Ho sentito il suo ginocchio ossuto. Le ho messo una mano su un fianco, le potevo contare le costole, poi le ho carezzato la schiena. Sotto le dita, le vertebre appuntite. - Olivia, mi fai una promessa?
-  Cosa?
-  Che non ti droghi più. Mai più.
-  Te lo giuro su Dio. Non ci casco più in questa merda,- lei mi ha sussurrato in un orecchio.
-  E tu scemo mi prometti che ci rivedremo?
-  Te lo prometto.

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