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"Il tailleur grigio" di Andrea Camilleri

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Enigmatica ed inquientante figura di donna, misteriosa come una sfinge e fredda come una statua. Una storia fosca e voluttuosa. Questo romanzo di Camilleri trasmette una strana inquietudine, in un’atmosfera da noir di tutto rispetto. L’ennesima opera letteraria del maestro prende in contropiede, pur nella continuità del suo speciale e inimitabile linguaggio; la trama è originale e nel contempo echeggiano passaggi letterari classici. La storia ruota intorno ad un’enigmatica figura di donna, Adele, a cui rimanda il tipo di abbigliamento del titolo, che soleva indossare in determinate circostanze, come una sorta di "divisa" e di conformismo esteriore. Il motore che dà l’avvio alla vicenda è il marito, un alto dirigente di banca in pensione, anzi colto nel suo primo giorno di congedo produttivo; strano personaggio il suo, una vita scandita da automatismi, unico scarto fatale aver sposato in seconde nozze una donna, molto più giovane, di stravolgente bellezza e di insaziabile ardore erotico. Potrebbe essere un topos peculiare della letteratura e della vita, l’anziano uomo che sposa la giovane e avvenente femmina! Ma, il modo, la forma come è trattata la materia narrativa è la cifra, il marchio d’eccezione di Camilleri. Non è la femme fatale, la dark lady, stereotipata di tanti gialli o film del genere, ma un’atipica donna, sì passionale e misteriosa quanto lucida, fredda e calcolatrice nel suo tailleur grigio, come la sua zona d’ombra sentimentale che sfoggia per un prelutto o lutto avvenuto. Quasi come se questo abito, in date circostanze, sostituisse e rappresentasse quello che lei era incapace di sentire. Adele è descritta in tutta la sua voluttà e sensualità femminile, vogliosa e al tempo stesso rispettosa nel salvare la forma esteriore davanti agli occhi degli altri.

Pur in questa conclamata ipocrisia, Camilleri è indulgente con le donne, in generale, e con Adele, in particolare, la sua è un’adesione da “masculo” davanti alla bellezza muliebre, sia pure con un malcelato accento beffardo e sornione, ma senza accampare giudizi morali. Questo “inquietante” romanzo, nella chiusa, lascia un senso di sperdizione nel lettore, ma Lui, Camilleri arricchisce pregevolmente la sua, già, ricchissima produzione letteraria.

Recensione a cura di Arcangela Cammalleri

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