Il sopravvissuto di Antonio Scurati

La trama di questo romanzo è un pugno nello stomaco per chi fa l’insegnante nella scuola di oggi. Come scenario, il liceo scientifico Sarpi di Casalegno, un paese immaginario dell’interland lombardo, un po’ campagna e un po’ periferia, con discoteche e centri commerciali enormi quanto anonimi. Il protagonista è il quarantenne professore di storia e filosofia Andrea Marescalchi che, la mattina degli orali dell’esame di stato, resta l’unico superstite della strage compiuta contro l’intera commissione, sette insegnanti, dall’alunno Vitaliano Caccia, latitante dopo gli omicidi.
Questo è solo l’incipit dell’inquietante romanzo "Il sopravissuto", in cui si alternano registri linguistici differenti per dare voce a diversi personaggi: magistrati, poliziotti, psichiatri, avvocati, intervistatori televisivi, ispettori ministeriali, presidi, che comunque restano confinati nella "Babele" dello sfondo. L’unico interlocutore del dialogo muto con il suo alunno prediletto resta il professore. Dove ha sbagliato? Quali sono gli errori dell’impostazione del rapporto con gli alunni? E’ possibile un dialogo? E’ davvero utile il lavoro degli insegnanti o sono destinati metaforicamente a scomparire, tale sembra essere il desiderio di sterminio che l’alunno Caccia sembra voler interpretare? Non ci sono risposte, ma il professore, nel finale di un romanzo intenso e direi drammatico in tutte le sue pagine, sembra lasciarci uno spiraglio di speranza ancora aperto.
Tutte le riflessioni proposte dal protagonista, i suoi dubbi, la sua infelicità, sono davvero lo specchio delle contraddizioni nelle quali si dibattono gli insegnanti più sensibili della scuola italiana. Il fatto, poi, che questo libro preceda nel tempo gli episodi di quotidiano bullismo, a cui la recente cronaca scolastica ci ha abituato, ci mostra le caratteristiche quasi profetiche di Scurati, capace di raccontarci un mondo in profonda e lacerante difficoltà identitaria.

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