Il silenzio impossibile di Joë Bousquet

di Claudia Ciardi - 06-07-2010 

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Costretto all’immobilità da una ferita di guerra, Joë Bousquet restò confinato nella sua camera da letto dal 1918 al 1950, anno della scomparsa. Tra le sue opere, va contato un numero cospicuo di memorie, raccolte dallo scrittore durante le sue notti insonni dal 1946 al ’47, che compongono una sorta di autobiografia onirica di un uomo, prima che di un artista, il quale, attraverso la parola, tenta di gettare un ponte con una realtà da cui la condizione di invalido lo ha brutalmente respinto. Si tratta di ricucire lo strappo, non certo con il proposito di sanare la piaga, ma nella considerazione di testimoniare come un’indicibile sofferenza, penetrata nella carne per la morte del corpo, riesca a farsi elemento vitale di una nuova essenza comunicante. Ogni giorno della sua infermità, Bousquet è impegnato a ricostruire un nuovo orizzonte sensibile, il che non avviene secondo i dettami di un processo sublimante cui la sua condizione sembrerebbe portarlo “di natura”, piuttosto lo si scopre ispirato da forti radici fisiche, e proprio nella concretezza si rende possibile l’uscita della lingua dai vincoli sintattici e dalle convenzioni dell’usus, perché diventi uno strumento metasignificante e polivalente, in grado di sovraesprimere e sovraimpressionare la materia che è così recuperata all’interiorità e che al contempo ritrova un proprio spazio dove dilatarsi smisuratamente. Si orienta a una memoria visiva e olfattiva Bousquet e risale l’acronìa degli anni, facendo affiorare in questa dimenticanza o disattenzione del tempo la notice più autentica del suo moto esistenziale. È il silenzio degli uomini e l’oblio del mondo ad avvicinarci alle possibili ragioni del vivere, indicando allo scrittore il soggetto del suo libro, dall’atto di cancellare i nomi e i volti alla visualizzazione di una metafisica della somiglianza umana. La parola di Bousquet è nutrita dalle sottili alternanze che le luci e le ombre stampano sugli oggetti, e dal costante dibattersi tra le sponde di un immaginario di per sé flottante prova a distillare un’essenza. La scelta di frammenti, proposta da Antonio Castronuovo, traccia un caleidoscopico percorso nei luoghi dell’autobiografismo allucinogeno dello scrittore francese e ci svela con plastica polifonia la lucida sintesi cui l’artista approda nel tenere vivo il suo legame col mondo. Una delicata ontologia della volontà su cui grava l’ambigua segretezza del presagio. Quello che sente venire di lato fin dalla nascita, negli odori e nelle vetrate della casa di campagna, nelle voci replicate dentro i sogni, nel proiettile che lo spezza sotto il cielo deserto di maggio, tutto guida all’esistenza in controluce, fotografata nella similitudine “di un immenso pipistrello bianco”. La scissione non si ferma soltanto al dolore provocato dalla ferita e alle sue materiali conseguenze ma sedimenta in profondo, è ciò che separa l’uomo dei sensi dall’uomo sociale, rendendoli di fatto estranei e senza possibilità di riconciliarsi. Non può l’essere bagnarsi due volte nello stesso fiume, e scivola così, senza ostacolo insieme alla corrente e percepisce l’allontanarsi del tempo dalla sostanza delle cose vissute. È l’uomo della trincea schiacciato contro il cielo, che secondo Walter Benjamin riporta dal fronte l’esperienza del silenzio, è il silenzio che consuma, come nell’epigrafe di C. K. Williams ai versi di Anne Sexton, “E tuttavia c’è silenzio. Sempre silenzio”, perché “vivere è quel che non si riesce a dire, il silenzio impossibile.” La condizione di Bousquet si fa memoria incarnata dello scempio, delirio cosciente cui la guerra ha spinto i popoli, annientando l’individuo, e la paralisi è la negazione stessa della parola, invalidata nel suo momento narrativo. Ma anche l’immobilità può diventare ragione di uno scatto interiore, potentissimo, deflagrante.

Claudia Ciardi, giugno 2010

Titolo: Il silenzio impossibile Autore: Joë Bousquet Traduzione e commento: Antonio Castronuovo Casa editrice: Via del Vento Direttore responsabile: Fabrizio Zollo Anno di pubblicazione: 2007

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