Il profumo delle foglie di limone - Clara Sànchez

Recensione di Irene Pecikar, scrittrice - Mara Marantonio - 17-01-2011 

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Il profumo delle foglie di limone - Clara Sànchez

In libreria dal 13 gennaio 2011 - "Credi alla apparenze? Credi di essere al sicuro? Conosci veramente chi ti è vicino? La verità deve venire a galla..." Un romanzo che dà una scossa alle coscienze.

Recensione: Sandra è una ragazza alle prese con un dilemma: sposare o meno il padre del bimbo che porta in grembo? Quando si reca alla spiaggia per fuggire dai suoi conflitti interiori e viene colta da un leggero malore legato alla sua condizione. A soccorrerla saranno due anziani coniugi, dall’indecifrabile accento straniero. I due si prenderanno cura di Sandra come i nonni che lei non ha mai conosciuto. Ma chi sono veramente Karin e Fredrik, i due premurosi coniugi che diventano amici di Sandra? Julian, l’anziano vedovo dal capello bianco, afferma siano spietati assassini nazisti e mette in guardia Sandra dalle sue nuove amicizie. Sandra stenta a credere alla parole di quell’uomo che lei nemmeno conosce, ma il tarlo si insinua... E se fosse vero?

Due i punti di vista: Sandra e Julian. Due personaggi dissimili: lei una ragazza che forse pecca di ingenuità, lui un anziano che ha vissuto sulla sua pelle i campi di sterminio nazisti. Le vittime di tali atrocità non sembrano voler dimenticare e la caccia ai nazisti ancora in circolazione è accanita.

“Il profumo delle foglie di limone” è un romanzo che penetra nell’intimo e ci mostra le debolezze della soggettività; un espediente per parlare della storia, dell’animo umano e dei genocidi che è in grado di compiere quando è malato, per poi camuffarsi da docile e gentile vecchietto. Una lettura coinvolgente e scorrevole che mescola fatti storici e personaggi realmente esistiti, a finzione, il tutto condito con sentimento e suspance.

Recensione del libro di Irene Pecikar

Booktrailer

Quale bizzarro destino fa sì che la vita di Juliàn si incroci con quella di Sandra? Due persone non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. L’uomo è un anziano antifascista spagnolo sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen/Gusen, il quale ha dedicato la vita alla ricerca dei propri aguzzini e che, dall’Argentina, torna nella natia Spagna a seguito della segnalazione di un caro amico, Salvador Castro (soprannominato Salva), suo compagno di tragedia e poi collega nel Centro di Ricerca, costituito subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale per dare la caccia ai criminali nazisti. Un giorno Julian riceve una lettera proprio da Salva, il quale, solo al mondo, si è stabilito, nel frattempo, ad Alicante, nella Spagna del Sud, in una residenza per anziani. Nella missiva ci sono indicazioni e notizie, che inducono Julian a partire senza indugio, nonostante l’età, gli acciacchi, le raccomandazioni ansiose della figlia, il suo unico appoggio, la sua custode. Le notizie, fornite per lettera da Salva, hanno resuscitato i vecchi fantasmi. Giunto a destinazione, c’è per Juliàn una dolorosa sorpresa: Salva è morto. Anzi, proprio sentendo ormai prossima la sua ora, gli aveva scritto quella lettera, con l’impegno, assunto dai responsabili della casa di riposo, di imbucarla subito dopo il suo decesso. La missiva finisce così per diventare una sorta di testimone, che passa da una mano all’altra, al fine di consentire il proseguimento della caccia ai persecutori. Il nuovo arrivato si mette al lavoro, incoraggiato per paradosso da un incombente, inquietante senso della fine. E un pensiero domina gli altri: i criminali non hanno affatto il diritto di morire in pace! Chi ha commesso crimini indicibili non deve riuscire a cavarsela, grazie alla complicità di troppi e all’indifferenza -e all’ignoranza- di tanti. Sandra è una giovane donna di circa trent’anni. Graziosa, capelli castani e una ciocca di capelli tinta di color rosso scuro, un piercing al naso, occhi tra il verde e il marrone. Incinta di cinque mesi, è indecisa sul proprio futuro; infatti la storia d’amore col padre del bambino che sta per nascere non è per lei tanto intensa da meritare il matrimonio o un’unione stabile. Un giorno la ragazza fa la conoscenza di una coppia di anziani stranieri, norvegesi per l’esattezza, Fredrik e Karin Christensen, residenti in una villa (Villa Sol) poco lontana, i quali si dimostrano subiti molto premurosi con lei. Ella vede ben presto in costoro quei nonni che non ha mai conosciuto. Il temperamento di Sandra è un simpatico connubio tra pigrizia e ingenuità. Ella si lascia coinvolgere dalla compagnia di Fredrik e Karin, al punto di trasferirsi nella loro casa ospitale, non badando più di tanto a certi sguardi duri ed inquieti di lui, che talvolta affiorano durante i colloqui. Ma un’apparenza benevola può riservare terribili sorprese. Non sempre un’opera letteraria in cima alle classifiche dei best seller è un bluff o uno scritto mediocre del quale dimenticarsi in fretta.

Clara Sanchez, nata a Guadalajara nel 1955, è una delle più rilevanti scrittrici contemporanee: “Il profumo delle foglie di limone”, uscito in Patria a inizio 2010 col titolo, assai più significativo, di “Lo que esconde tu nombre“, ha subito riscosso entusiastici consensi di pubblico e critica. Nei mesi successivi il consenso è continuato insieme con le minacce dei gruppi neonazisti per avere la Sanchez messo in luce, col suo racconto, vicende che si ritenevano sepolte dall’oblio, complice il trascorrere del tempo. Nel gennaio scorso il romanzo è stato finalmente pubblicato nel nostro Paese. L’opera è strutturata su due voci narranti che si alternano, Juliàn e Sandra: l’una interfaccia dell’altra. L’incontro tra i due -preceduto da appostamenti di lui, in cerca del momento più opportuno per rivelare alla giovane la propria identità e il vero scopo del suo viaggio in quel luogo di sogno; seguito dalla diffidenza, mista a curiosità, di lei- ha ragion d’essere proprio in quella coppia di anziani norvegesi. Non si tratta di due tranquilli pensionati, che si godono gli ultimi anni di buona salute: entrambi sono criminali nazisti, colpevoli dell’uccisione di un notevole numero di ebrei, le mani lorde di sangue: Sandra, all’inizio, non vuol credere a quanto le rivela Juliàn, quell’uomo, pressoché sconosciuto per lei, sugli ottanta, con in testa un panama; inoltre, del nazismo e della “Shoah”, ella sa ben poco. Lenta è la presa di coscienza, da parte della ragazza, sul pericolo che stanno correndo sia lei che il bambino in procinto di nascere; anche perché i Christensen, autentici vampiri, stanno pian piano condizionandola psicologicamente (e non solo) approfittando della sua solitudine e precarietà di vita. Quella coppia diabolica è parte di una potente organizzazione. Juliàn è deciso ad attuare la sua vendetta: pian piano essa prende corpo e sarà molto raffinata, quanto, a prima vista, impensabile. Con notevole capacità espressiva Clara Sanchez ci accompagna in un ambiente intriso di orrore, reso ancor più tale sia dall’apparente normalità, sia, soprattutto, dallo splendente sole mediterraneo. Sandra si domanda con inquietudine e paura -di fronte ad un contesto, fino a poco tempo prima, tanto lontano da lei- come possano esistere persone le quali non solo non si pentono delle loro efferatezze e vivono tranquille, ma sono divorate da una sete insaziabile di male. Il romanzo ha una forte suspence, si legge d’un fiato, tanto è emozionante, con continui colpi di scena e confronti tra personaggi che non immagineresti. E’ il racconto del Terrore di fronte al Male; della Paura e del non potersi difendere da essa poiché troppo tardi ci si è accorti della sua venefica presenza e si teme di essere stretti tra le sue spire in modo irrimediabile. Viene esplorata con profonda drammaticità la concezione di vita di uomini da sempre chiusi in un mondo nel quale essi sono gli esseri superiori e gli altri nulla contano. I caratteri dei diversi personaggi sono disegnati talora con tratti decisi, talora con pennellate lievi, ma lasciano sempre un segno indelebile. La solida intesa tra Sandra e Juliàn: l’uomo, prova un grande affetto, e forse inconsciamente amore, per lei, che talvolta gli rammenta l’amata moglie, morta sì, ma sempre presente nel suo cuore. Il libro è dunque pure la storia del rapporto tra due generazioni lontane che si avvicinano. Merito di Clara Sanchez aver puntato i riflettori su un aspetto non abbastanza conosciuto, relativo alla fuga dei criminali nazisti: si è a lungo parlato di Sud America, di Paesi arabi, ma la Spagna è sovente rimasta in ombra. Eppure non sono stati pochi gli esponenti nazisti che, a fine conflitto e anche dopo, hanno trovato un comodo nascondiglio in quel Paese, protetti dal regime franchista; una vita tranquilla, caratterizzata da lucrose attività economiche. L’Autrice sa scavare nelle pieghe dell’inconscio, alternando il registro tenero a quello drammatico, riproponendo con notevole efficacia l’ambiente luccicante e crudele di questa gente che ancora si illude del proprio potere facendo leva sull’impunità che li ha protetti per decenni. Il romanzo porta in chiusura un’intervista alla scrittrice che ne riassume i temi salienti, quali, in primo luogo, la propensione dell’essere umano a cercare ciò che è turpe.

“Gli psicopatici attraggono, bisogna stare in guardia, sanno come manipolare gli altri e possono occupare gli scranni del potere. Bisogna vere buon senso, rimanere lucidi”.

Un’importante lezione, sempre vera.

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