Colpevole di un’eresia che non viene neanche descritta in questa breve storia, il protagonista di questo racconto è stato condannato dall’Inquisizione spagnola a marcire in una lurida cella. Il personaggio-narratore in questione si aggira in questo spazio buio e fetido, cercando di orientarsi all’interno di quella che, a quanto pare, sarà la sua tomba. I suoi aguzzini sono sempre in agguato, ma non li può vedere e si limita a subire le torture che questi gli infliggono ogni giorno della sua tragica permanenza. È in completa loro balia, costretto a convivere con i topi, a mangiare un magro pasto, a volte addirittura drogato, in modo che possa essere trasportato dai suoi torturatori in altri antri sconosciuti. Si ritrova infine in un’altra cella buia, ma stavolta è legato, circondato da topi, senza possibilità di muoversi. Al buio. E sopra di lui, il narratore vede un grande pendolo tagliente, che si avvicina progressivamente e che presto arriverà all’altezza del suo petto, squarciandolo.
Non conta l’esito finale di questa storia: anche se il lettore sarà fino alla fine incollato alle pagine del libro, la trama è solo una parte dell’eccellenza dell’opera. Dato che il protagonista corrisponde al narratore, l’immedesimazione nel personaggio e nella sua traumatica esperienza è ancora più efficace. Non è solo il pericolo della morte, la prospettiva di una sofferenza inaudita e di un trapasso violento, a opera del terribile pendolo o anche semplicemente per un’infezione causata dai morsi dei ratti. Gli inquisitori usano una tortura più subdola e terribile, psicologica: la vittima si ritrova in costante pericolo, in una perpetua sensazione di impotenza, un burattino nelle sadiche mani dei suoi carcerieri. Ma la tortura più grande e inaudita è la sensazione di non sapere: non sapere quando verrà la tua ora.
Il protagonista potrebbe essere ucciso su due piedi, invece la sua morte è ritardata senza motivo. L’ora della morte è imprevedibile e l’eretico non ha nemmeno il diritto di vedere come avverrà, dato che è nel buio più totale. E questa è la beffa finale, dato che il racconto è ambientato nell’era napoleonica, proprio quando il Lume della Ragione si diffondeva e destabilizzava le ataviche monarchie e le oscure superstizioni. L’eretico è stato rinchiuso per le sue idee illuministe e, come pena suprema, è condannato a vivere nel buio, proprio in quel buio che i suoi ideali disapprovano. Nel buio che lo farà impazzire e gli farà rinnegare quella Ragione che è tanto scomoda alla Spagna che ancora non vuole uscire dall’Oscurantismo.
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Eloy Moreno è nato a Castellón nel 1976. Dopo aver scritto il suo primo romanzo, El bolígrafo de gel verde, decide di autopubblicarlo e autodistribuirlo. Il libro diventa ben presto un bestseller in Catalogna, con i diritti venduti in tutto il mondo. In Italia è pubblicato dalla casa editrice Corbaccio, con il titolo "Ricomincio da te".
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