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Andrea Malabaila



"Il peso della farfalla" di Erri De Luca



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Questa è la storia di un camoscio, magnifico animale di montagna, che rimasto orfano, impara tutto da solo, senza appartenere a un branco. E’ forte, unico, bellissimo. Sfida tutti senza timore e diventa il “re dei camosci“. Ma questa è anche la storia del cacciatore che lo ucciderà. Il vecchio cacciatore che vive da solo nella casa del bosco e racconta poco della sua caccia, perché non ha storie da raccontare. Nemmeno una che possa conquistare una donna. Con sua sorpresa una giornalista si mette in testa di seguirlo, su in montagna. Non accetta subito la cosa. Perché lui non è abituato a frequentare le donne e chi non le frequenta, scrive Erri De Luca, ha “dimenticato che hanno di superiore la volontà. Un uomo non arriva a volere come una donna“. Il cacciatore è spaesato e ha timore. E poi da anni, tra lui e il camoscio, c’è un silenzioso scontro. Uno scontro che conoscerà fine nel mese di novembre. E’ un autunno particolare, quello. Un giorno perfetto con la neve ad occidente e il re dei camosci sa che quello è il giorno giusto. Sente l’odore dell’uomo, lo sfida con la sua velocità, la sua prontezza, fino a quando, a un certo punto salta su un sasso appuntito e resta immobile. Fermo, ad aspettare il colpo che gli attraverserà il petto. Cade a terra , privo di vita. E il branco invece di sparpagliarsi, si raduna intorno a lui a rendergli omaggio. Il cacciatore guarda. Non se la sente di aprirgli il petto e poi di sviscerarlo, così se lo mette sulle spalle . “Camminano“ insieme e durante il cammino il cacciatore vede una farfalla volare, lieve, tra le corna del camoscio e non riesce a mandarla via.Quel battito di ali è come un peso aggiunto e il cacciatore, stanco e provato, cade a terra insieme al camoscio. Saranno trovati uniti, in primavera, da un cacciatore che li seppelirà insieme.

Libro breve, scritto benissimo, con un ritmo deciso, ma con una musica lenta, paziente. Erri de Luca racconta questa storia in maniera molto lieve, lieve come la neve che fa cadere in mondagna e come il battito d’ali di quella farfalla bianca. Con abilità e rispetto entra in queste due solitudini, raccontandoci prima di un duello lungo anni e poi di una pietà finale, di un abbraccio forte e eterno che vede queste due solitudini legate nella morte, come lo erano anche nella vita. Leggera e presente emozione.

In libreria dall’11 novembre 2009

Recensione di Lucia Dell’Omo, 19 novembre 2009
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  • 20 novembre 2009 08:49, di emanuelas24

    Ed eccoti qui... :) Complimenti per il tuo lavoro. Ottimo, direi. Ti abbraccio. Con affetto. Manuela

  • 19 dicembre 2009 18:43, di Giovanna Troisi Spagnoli

    Buonasera, Erri de Luca, é un libro dolce, una favola bella che raccontero’ un giorno alla mia nipotina, si chiama Olimpia ,ha tre mesi.Forse, attraverso il tuo racconto capirà della vita delle cose che dette dagli educatori suonano pesanti e si dimenticano subito nel vortice di parole saggie ascoltate dai nonni(in questo caso)e delle loro immediate contraddizioni veicolate dai media. Sono una storica, ho lavorato alla Cattolica di Milano e alla Sorbona,solo da poco leggo romanzi e ne ho pubblicato uno anche io,mi piacerebbe parlarne con te.

    Un caro salute e Buon natale. Giovanna Troisi Spagnoli

  • 3 gennaio 11:16

    Racconto di una bellezza sconvolgente...

    gibbosky

  • 5 gennaio 15:03, di gillian56

    Una favola di libro, un libro che è una favola...Insomma un racconto stupendo che ho letto in gran velocità e poi riletto con calma come si legge una lirica di eccezionale profondità.I miei complimenti all’autore innanzitutto per questo libro ma anche per i molti altri che ho letto e che ho sempre trovato magnifici, e mille auguri a che il nuovo anno possa portargli ancora estro, intelligenza e poesia come finora. Gill

  • 11 gennaio 19:32, di ermitage

    Magnifico questo libro impregnato di poesia. Mi ha fatto pensare a ’ Il vecchio e il mare’ di Hemingway. Lo rileggerò ancora, perché lo trovo così ricco di profondi pensieri, su cui poter meditare. Grazie, Erri e Buon Anno

  • 15 gennaio 14:37, di Gabriele

    Libro abominevole, scritto benissimo ma un concentrato di mostruosità, con un personaggio, un bracconiere!!! descritto come un eroe solitario con addiritura portato ad esempio di etica e moralità! con un finale assurdo in cui animale e bracconiere muoiono insieme come se cacciatori e animali avessero un unico destino!!

    Mi ha suscitato ribrezzo e rabbia! Mai più leggerò un libro di questo figuro!

  • 15 gennaio 20:06, di Eliana

    Un racconto magnetico in grado di commuovere e di far sentire il lettore un piccolo dinnanzi alla bellezza e alla supremazia della natura! Grande Erri, non riuscirò mai a smettere di seguirti!

  • 22 gennaio 15:56, di Giacomo Bertoni

    Anche io sono rimasto molto colpito dal finale, perchè l’ho visto come un tentativo di "alleviare" quelli che io definisco i "crimini" che il bracconiere ha commesso nella sua vita. Tuttavia, dopo una rilettura più attenta, soprattutto delle pagine finali del libro, ho cambiato idea. Sono infatti molti i punti nei quali emerge l’amore dell’autore per la natura, e credo che la frase che chiude il libro sia davvero la più significativa. Credo anche che questo racconto abbia molto da dare, e che forse (come accade per i grandi scrittori) ci vorrà del tempo perchè riusciamo a capire fino in fondo tutto quello che Erri De Luca ci vuole dire... Per ora posso dire che concordo pienamente con il pensiero che ho colto dal libro: ogni volta che, per soldi o per puro divertimento, qualcuno uccide un animale, e quindi un altro essere vivente, sia esso un pesce, uno stambecco, un cerbiatto o un camoscio, ebbene... E’ l’uomo che ha perso.

  • 27 gennaio 15:35

    ...a volte leggi qualcosa che qualcuno ha scritto e diviene musica dentro colui che ascolta... attimi ed emozioni divengono allora per magia eterni..

  • 2 febbraio 09:08, di rosmoggi

    Ho regalato questo libro ad un cacciatore, spero serva. A me è piacciuto tantissimo, quasi poesia questo racconto, complimenti.

  • 10 febbraio 13:33, di colette

    Mi sento un po’ come l’uomo sulla montagna. Ostica e solitaria. Due grandi re così determinanti nelle loro rispettive vite, sconfitti da una creatura quasi insignificante. Ridà dignità a chi si sente piccolo ed inutile nella vita. Grazie signor De Luca

  • 14 febbraio 17:51, di franca

    Grazie Erri, per l’importanza che dai al valore delle parole, alla capacità lucida e immediata di trasmettere una profonda osservazione di ciò che esiste intorno. Ho letto questo libro con emozione, mi sono trascritta dei pezzi su un quaderno ed è la prima volta che lo faccio, rimpiangendo di non averlo fatto con tutti i libri belli letti. Per me i libri sono come tanti mamme e papà: ci accompagnano nel nostro cammino di crescita e ci plasmano l’anima, ci temprano il carattere come tutta l’esperienza del nostro vissuto. Così come le persone che ci hanno lasciato rimangono dentro di noi se ne abbiamo rubato e conservato un tratto di carattere, così i libri restano in noi. Quando sei venuto a Verona, hai detto che sono i libri a doverci portare. E’ vero, ma poi, una volta finiti siamo noi a custidirli nell’impasto del nostro animo. Grazie ancora perchè tu arricchisci il mio.

  • 24 febbraio 21:42, di franco bertinato

    straordinario il modo di scrivere di De Luca, commovente il racconto.

  • 28 febbraio 18:10, di mata

    non l’ho ancora letto, ma oggi ho seguito un’intervista al sig. De Luca. mi ha commosso come persona e mi ha commosso il racconto del libro. Domani andrò ad acquistarlo. Grazie, intanto, per questi dieci minuti di dolcezza!

  • 9 marzo 10:07, di Lui

    Non so descrivere l’emozione che ho provato ma la prima volta l’ho "tracannato" come un bicchiere d’acqua dato a una persona che ha fatto una lunga salita e assetata ha cercato un goccio d’acqua per ritemprarsi...la seconda volta l’ho assaporato come un frutto gustoso e profumato che dà gioia quando lo raccogli lungo la strada mentre cammini immerso nella natura...la terza volta l’ho fatto scendere piano piano dentro di me, come l’emozione che danno le gocce di pioggia desiderate dopo una afosa giornata d’estate... GRAZIE ERRI