Il nomade - Giuliano Agresti

di Giovanni Basile - 28-10-2011 

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Tanto più che partiva proprio in pieno inverno, con la neve e un freddo da cani. Lui però era felice. Entrò a piedi nella strada coperta di neve, trainandosi dietro la bicicletta pesante con gli arnesi dell’arrotino aggiustati sopra. Ormai era nomade, finalmente.

Il nomade, scritto da monsignor Giuliano Agresti, arcivescovo di Lucca scomparso nel 1990, è un romanzo rimasto nel cassetto per tanto tempo. E’ stato riscoperto e pubblicato da una piccola casa editrice di nicchia (Edizioni Feeria Comunità di San Leolino nel 2010).

La storia vede come protagonista un ex impiegato di banca sessantenne, in un anno indefinito, che lascia la propria casa e ribalta completamente la sua vita scegliendo di fare il nomade. Con una vecchia bicicletta, equipaggiata in modo tale da poter svolgere il lavoro di arrotino, l’ex impiegato intraprende questo insolito vagabondaggio per paesi e città, dai nomi di fantasia e situati in Italia. Anche il contesto storico resta imprecisato. Intuitivamente, però, richiama i primi anni Ottanta, in cui l’Italia era afferrata da un periodo di crisi economica e di forti conflitti sociali, con sanguinosi attacchi terroristici.

Attraverso questo suo insolito e coraggioso peregrinare senza meta, il protagonista cerca sé stesso e il senso ultimo della vita. Grazie al lavoro di arrotino, già allora in via di estinzione, ha la possibilità di conoscere uomini e cose dai quali trarre spunti di riflessione sulla sua nuova esperienza. Un girovagare dell’anima, riscoprendo anche la bellezza della natura e lo spettacolo dell’alternarsi delle stagioni, assaporando l’incontro con una umanità varia, riappropriandosi in pieno della propria vita dopo una monotona quotidianità trascorsa in ufficio. Oltre a raccontarci di un viaggio interiore, Agresti coglie l’occasione per ripercorrere l’Italia di trent’anni fa, carica di problemi e contraddizioni ancora stretta attualità, divenuti ormai quasi cronici.

Un romanzo dal tratto narrativo raffinato e colto, di matrice filosofico-religiosa, ma anche aperto a tematiche prettamente "laiche", riferite ai problemi sociali di quel periodo. Il filo conduttore degli avvenimenti narrati è un lavoro di scavo nell’intimo alla ricerca della presenza di Dio tra gli uomini, all’interno di un contesto storico-politico difficile e inquieto. Un romanzo spirituale calato in una dimensione terrena, a contatto con le miserie umane. Agresti presenta il tema di una spiritualità errabonda, una sorta di meditazione e preghiera in movimento, una lettura di stimolo a chi voglia guardare alla vita con occhi nuovi.

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