Il mio editore di Jean Echenoz

di Paolo Trucillo, scrittore - 05-12-2009 

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A volte non basta saper scrivere. Occorre farlo bene, coinvolgere dapprima se stessi e poi il lettore, indipendentemente dai suoi gusti particolari. Tuttavia per fare uno scrittore tutto questo appare comunque insufficiente. Per potersi fregiare di tale epiteto, un essere umano deve avere alle spalle un editore.

Un altro uomo, un “autore di autori”, una persona pronta a rischiare su di un manoscritto, puntando su di esso soldi e tempo. Un uomo che instauri un rapporto formale ma gentile e cordiale col proprio scrittore. Uno pronto a congratularsi per un testo eccellente e a rifiutare senza batter ciglio un manoscritto scadente. Non uno che accetta tutto e legge con superficialità; non uno che magari chiede pure un contributo. Un uomo come tutti gli altri, che non abbia ripiegato nell’editoria in quanto scrittore fallito. Un editore vero.

È la storia di Jean Echenoz, e del rapporto particolarmente interessante instauratosi con l’editore, Jérôme Lindon. Un’attività letteraria iniziata quasi per caso con una casa editrice così importante e austera che sulle prime Jean non aveva neanche considerato per una pubblicazione. E invece era destino che pubblicasse tutta la vita con Lindon. Notevole la finezza di quest’ultimo: quando i due pranzavano assieme, era sempre l’editore a offrire, anche dopo un fastidioso contrasto. L’autore in genere offre la propria opera a Lindon e Lindon gliela pubblica. Una volta rifiuta e un’altra ancora lo pubblica malgrado ritenga l’opera non meritevole di essere venduta. Lo fa per gelosia, per evitare che Jean pubblichi con un altro. Scrittore ed editore si danno sempre del “lei”, e man mano che passano gli anni arrivano a chiamarsi per nome, pur sempre conservando il formalismo e la sincera cordialità del rapporto. Nel finale c’è un pizzico di tristezza. Meglio non svelare il semplice motivo di tale dispiacere.

Un libretto di poco più di quaranta pagine, che molti piccoli editori italiani dovrebbero leggere. Consiglio agli esordienti (quindi anche a me stesso) di regalarne una copia al proprio editore, affinché impari a comportarsi proprio come Lindon.

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