Il marchio del diavolo - Glenn Cooper

di Elisabetta Bolondi - 10-12-2011 

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Eccoci al quarto volume dell’archeologo americano prestato, ormai stabilmente, alla letteratura: Glenn Cooper. I suoi primi due libri hanno avuto un successo planetario per l’originalità dell’idea e per la suspense davvero adrenalinica capace di suscitare nei lettori. Questo romanzo dal titolo inequivocabile, “Il marchio del diavolo”, risente forse un po’ troppo di altre trame simili che negli ultimi anni hanno fatto da padrone nelle classifiche dei bestseller internazionali: basti citare i romanzi di Dan Brown, ma non solo.

Anche qui la location prediletta è la Roma alla vigilia del Conclave che eleggerà il nuovo pontefice e poi, nello stile di Cooper, ci spostiamo nella Roma di Nerone, al tempo della persecuzione dei cristiani a seguito dell’incendio famoso che distrusse quasi interamente l’Urbe, ma anche nel palazzo del Laterano nel 1139, e infine nell’Inghilterra elisabettiana, dove Cristopher Marlowe, autore di celebri testi teatrali superati poi solo dal giovane rivale William Shakespeare, mette in scena il suo Faust, tragedia sanguinosa da cui prende le mosse l’intero plot del romanzo.

Non si può rivelare quasi nulla della trama di questo libro, per non rovinare la sorpresa a quanti vorranno leggerlo: diremo che la protagonista è una giovane studiosa di archeologia, Elisabetta Celestino, coinvolta da un misterioso attentato che la ridurrà in fin di vita, mentre viene ucciso il suo fidanzato Marco. Guarita, la ragazza decide di prendere il velo, divenendo suora-insegnante in un collegio romano. Attorno a lei, in una città euforica per l’imminente apertura del Conclave, suo padre, un professore di matematica alla Sapienza, sua sorella Micaela, medico in un ospedale romano, suo fratello Zazo, prima poliziotto e poi passato alle guardie di stanza in Vaticano, il sacerdote padre Tremblay, le guardie svizzere, misteriosi sicari sloveni, suore, cardinali, vescovi...

La Roma attuale, caotica e distratta, messa a confronto con quella del primo secolo dopo Cristo, mentre Pietro l’apostolo si aggirava per la città cercando di proteggere i suoi giovani correligionari da una strage imminente. Un libro sul combattimento fra il bene e il male, fra la Chiesa di Roma e il Maligno, quello rappresentato con la coda, non un simbolo, ma una reale presenza……e non dico di più.

La profonda cultura storica, letteraria, artistica di Glenn Cooper emerge ancora una volta come la parte più convincente della sua narrativa, mentre la scrittura è attraversata da citazioni, aneddoti, rimandi che sono un bel ripasso di tante pagine di storia... però, però, anche se Cooper avesse visto il film di Nanni Moretti “Habemus papam”, a cui sembra quasi ispirarsi, le ricostruzioni delle scene nella Cappella Sistina appaiono un po’ scontate e non all’altezza di altre parti del libro: le mie preferite sono piuttosto quelle dell’ambiente dei drammaturghi alla corte di Elisabetta I e delle lotte cruente fra protestanti e papisti alla fine del XVI secolo. Per i tanti ammiratori dello scrittore americano, "Il marchio del diavolo" resta comunque un appuntamento da non perdere.

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