Il fumetto italiano dice addio a Sergio Bonelli

di Matteo Grimaldi, scrittore - 27-09-2011  

L’editore Sergio Bonelli muore nella mattinata del 26 settembre 2011 all’ospedale San Gerardo di Monza, all’età di 79 anni. Accusa i primi malesseri ad agosto, durante la vacanza in Provenza. Di ritorno in Italia fa alcuni esami e viene ricoverato. La morte arriva come un fulmine a ciel sereno persino per i collaboratori più stretti, fra cui il figlio Davide, responsabile marketing della casa editrice.

Sergio Bonelli nasce a Milano il 2 dicembre del 1932, figlio di Gian Luigi Bonelli, creatore di Tex. È proprio nella casa editrice di famiglia che fa le prime esperienze editoriali sotto lo pseudonimo femminile di Annalisa Macchi, col quale firma le didascalie di Ciuffetto Rosso. Si può dire che la Bonelli editore nasce, o meglio rinasce nel 1957, quando Sergio Bonelli ne assume la direzione. Prima d’allora si chiamava Edizioni Araldo. Nel 1961 vede la luce Zagor, la sua prima creatura firmata con lo pseudonimo di Guido Nolitta, un eroe dal cuore buono, difensore dei più deboli, amico degli indiani del West, ma al contempo persecutore dei nativi d’America che, assieme a Tex, rimane uno dei più grandi successi editoriali della Bonelli.

Il 1986 è un anno memorabile, che segna l’inizio di una grande avventura nel mondo del mistero. Dylan Dog, ideato da Tiziano Sclavi e ispirato a John Silence, personaggio dello scrittore inglese Algernon Blackwood, conquista milioni di lettori, non per caso approdando anche al cinema. Questa è la grande intuizione di Sergio Bonelli: insistere sul filone della fantascienza contemporanea nel quale s’era mosso già Martin Mystere, il detective dell’impossibile, seguito da Natan Never, per arrivare all’indagatore dell’incubo Dylan, residente al numero 7 di Craven Road a Londra. In un’intervista rilasciata appena pochi giorni fa Bonelli si raccontava così:

“Io non sono mai stato bravo a disegnare e mi sono improvvisato editore però ero già un lettore accanito e appassionato. Ero già in grado di distinguere tra un disegno e l’altro. Sapevo a memoria tutti i fumetti che uscivano nelle edicole. Mi sono lasciato prendere dalla passione per i fumetti. Quando vedevo in giro sceneggiatori e disegnatori bravi non sapevo resistere alla voglia di collaborare con questi talenti e allora mi prendevo la briga di mettere in cantiere una pubblicazione nuova.”

Lascia un vuoto grande nel cuore del popolo degli amanti dei fumetti, ai quali restano i fantastici albi in bianco e nero, da continuare a leggere e collezionare per anni in attesa di una nuova avventura in edicola.

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