Gli spazi dell’anima - Lionello Sozzi

di Mario Bonanno - 18-07-2011 

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L’anima è un concetto aleatorio, controverso.

“Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”

scriveva Wittgenstein, forse non a torto. L’anima è un termine astratto, ambiguo, proiettivo, per molti, addirittura, privo di significato. Scriverne è una sfida; discettarne scientificamente, procedendo allo scoperto, lontani, cioè, dal riparo della “licenza” artistica (poetica, letteraria, pittorica) lo è molto di più. Ho contato oltre settecento citazioni, disseminate entro il perimetro delle 233 pagine fittissime di questo libro, che la dicono lunga, credo, sul pregio filologico del volume e sul gusto per l’impresa temeraria dell’autore, che maneggia l’oggetto della trattazione a partire dalla sua contraddittorietà di fondo: ciò che la stretta etimologia tratteggia come “soffio vitale”, “pura iridescenza”, nelle espressioni disparate dell’arte (ma anche della filosofia e della psicoanalisi), emerge, piuttosto, nelle forme “statiche” dello spazio. Una messe copiosa - e tortuosa - di ambivalenze spaziali, attraverso cui le categorie antinomiche dentro/fuori, ristretto/infinito, superficie/profondità, si frammentano, si susseguono, si alternano, nel senso e nella tipologia. L’inadeguatezza umana - colta da Leopardi - a descrivere l’interiorità in meri termini spirituali, ne ha alimentato le metafore, per cui l’anima diventa di volta in volta, di libro in libro, di trattato in trattato, “pietra”, “baratro”, “luogo di tenebra”, di “fulgore divino”, di “inutili macerie” (Montale). E ancora: “cielo interiore” (Shelling), “fortezza” inespugnabile”, “castello” di intimità (Santa Teresa d’Avila). Ma nessuna speculazione attorno a essa risulterà desertificata e disperante al punto da prescindere dal ricorso a una qualche spazialità. Si giustificano in questo modo la tesi di fondo e il titolo di questo copioso censimento intorno alle figure dell’anima, allestito, non senza abnegazione, da Lionello Sozzi.

“Gli spazi dell’anima. Immagini d’interiorità nella cultura occidentale” (Bollati Boringhieri, 2011) è un saggio colto, raffinato, intelligente. Una lettura che non scontenterà i lettori più esigenti (soprattutto se adusi alla critica letteraria e a quella filosofica), che a un libro chiedono stimoli di riflessione.

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