Gli anni che non stiamo vivendo - Antonio Scurati

di Nicoletta Stecconi - 26-11-2010 

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- Bompiani 2010

Difficile scrivere la recensione di un libro che recensisce la realtà con una tale analisi critica che, in verità, competerebbe ad ogni essere pensante. Antonio Scurati, ricercatore, editorialista e non solo, ci regala un saggio sugli anni che stiamo vivendo, facendoci riflettere già dal titolo stesso del libro. "Gli anni che non stiamo vivendo" sono quella lucida nostalgia interiore che viene al lettore mentre - realizzando appieno in quale realtà distorta è incastrato - sogna tutto quello che, invece, sta perdendo. Lo sfruttamento mediatico dei fatti di cronaca nera che assorbe tutta la nostra attenzione a discapito di una capacità indipendente di pensiero su priorità che, invece, fanno la differenza sulla qualità dell’esistenza, è uno degli aspetti preponderanti che caratterizza la società moderna. Ed ecco che la globalizzazione della cultura, la disintegrazione delle istituzioni educative e scolastiche, il sesso mercerizzato – dalla strada alla tv - il consumismo senza regole, la precarizzazione del lavoro, diventano i dogmi ormai indiscussi con i quali si tenta di omologare l’uomo del futuro. Un uomo che acconsenta a rassegnarsi a tutto il negativo, perchè in fondo c’è di peggio: la scheggia impazzita della follia omicida, la paura di essere vittima piuttosto che spettatore...

È un’escursione raccapricciante nell’Italia del Duemila, inglobata nel tubo catodico da una politica mediatica che porta ad un’involuzione della cultura e del progresso sociale. L’autore ci ricorda che viviamo nell’epoca più agiata da quando l’uomo è apparso su questo pianeta eppure questo stesso uomo appare insicuro, deluso, sfiduciato molto più che in passato. In sostanza un’epoca di ‘benessere’ che però non corrisponde ad una reale qualità della vita, ed il dilagare dell’incapacità genitoriale all’educazione dei propri discendenti non fa che creare ulteriori generazioni allo sbando.

Insomma, il tempo della storia ha lasciato il posto al tempo della cronaca, ci ricorda Scurati. Dal primo erano nate le migliori generazioni degli ultimi secoli, dal secondo invece sta uscendo una nuova categoria di uomini denaturati, cedevoli, con i cervelli annichiliti, all’eterna ricerca di paradisi artificiali, che spaziano dall’outlet al centro benessere, dal social network alla dissoluzione sessuale. E’ un paradosso: il risultato di milioni di anni di evoluzione incastrato in un presente virtuale e manipolato, non più in grado di vivere proiettato nella costruzione di un futuro migliore. Per fortuna, però, esiste ancora una coscienza sottile che non abbassa la guardia e che spesso si affaccia attraverso giovani illuminati, come gli Scurati o i Saviano di turno, o attraverso tutte quelle persone meno note che, manifestando in un modo o nell’altro il proprio dissenso, anche solo spegnendo la tv per dedicarsi a narrare favole ai figli o alla lettura di buon romanzo, sono ben consapevoli che qualcosa si può ancora fare. Meditate gente. Meditate.

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