Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore - Guido Conti

di Serena Gobbo - 10-06-2011 

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Una buona biografia non può prescindere dall’inquadramento storico e culturale. Il cattolicesimo di Giovannino Guareschi, che in altre biografie viene sbandierato ad ogni pagina, qui rimane sullo sfondo, una presenza che informa tutta la sua opera ma non la limita. A differenza di altre opere su Guareschi, più parziali, Conti accenna al figlio naturale di Guareschi, senza però approfondire l’argomento, visto che comunque questa deve essere la biografia di uno scrittore. Di Giovannino vengono raccontate anche le crisi e le depressioni, i momenti di coraggio e gli episodi di conformismo che, come per ogni essere umano, non mancano (penso alle vignette su ebrei e "negri": allora non del tutto riprovevoli e anzi incentivate dalle veline fasciste, oggi sarebbero più criticabili, perché la sensibilità è cambiata). Ne è uscita una figura contraddittoria. Attenzione: la contraddizione non è da considerare nel senso negativo! Tutti siamo contraddittori.. La libertà sfuma nella contraddizione, altrimenti saremmo tutti computer dotati di chip. La libertà è la dote centrale di Guareschi: di espressione, di registri stilistici, la contraddittorietà degli stati d’animo, la risata che si contrappone al tragico, tutti questi aspetti della “tattica” umoristica. Tutti sanno della battaglia intrapresa da Guareschi contro i “trinariciuti”, quell’invenzione visiva concretizzatasi in vignette, che attribuisce una terza narice ai comunisti: un terzo foro, necessario per far entrare le direttive di partito e per far uscire la materia grigia (attenzione però che i trinariciuti sono presenti in modo trasversale in tutte le fasce della popolazione, sia di destra che di sinistra).

Pochi invece sono a conoscenza delle battaglie intraprese contro la DC, quella DC che Guareschi aveva aiutato a salire al potere con i mezzi a sua disposizione (essenzialmente, la saga di Don Camillo, uscita appositamente in concomitanza delle elezioni del 1948). Ebbene, il dissidio con la DC e con De Gasperi lo portò in galera per 409 giorni. Guareschi aveva prima denunciato le falsità in merito alla scoperta del petrolio in pianura padana, che dovevano andare a favorire, alla fine, i progetti di Mattei; poi se la prese con De Gasperi che aveva fatto cadere il governo Pella per motivi partitocratici, senza assolutamente considerare la volontà popolare. E infine c’era stata la pubblicazione sul Candido di un paio di lettere che De Gasperi aveva inviato agli alleati durante la guerra per far bombardare Roma e fiaccare così la resistenza fascista, incurante della popolazione civile. Durante il processo De Gasperi fu perfino insignito della medaglia d’oro per la resistenza, cosa che si legge tra le righe, sembra fosse un’ulteriore tattica per screditare Giovannino agli occhi dell’opinione pubblica. La questione giudiziaria lasciò l’amaro in bocca a Guareschi e alla sua famiglia perché alcuni aspetti non furono mai chiariti: lo scrittore aveva sottoposto a perizie chimiche e calligrafiche, che durante il processo non sono state sottoposte a una controperizia accontentandosi delle dichiarazioni del solo presidente del consiglio; si affermava in definitiva che De Gasperi diceva la verità senza ulteriori prove.

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