Forse tu sì (Storie minimali) di Francesca Bertoldi

di Redazione - 14-09-2010 

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Francesca Bertoldi è nata a Roma dove vive e lavora. Appassionata di letteratura e scrittura in tutte le sue forme, ha frequentato l’Istituto Superiore di Giornalismo e Tecniche Audiovisive della Rai. Da sempre scrive racconti brevi e poesie portando avanti nel contempo il progetto di stesura del primo romanzo. Suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie (Giulio Perrone).

Francesca ci presenta personalmente la sua raccolta di racconti "Forse tu sì" (Storie minimali), edita nell’Aprile 2010 da Giulio Perrone Editore.

- A chi è rivolto il tuo libro e perchè l’hai scritto?

Questa raccolta è rivolta per lo più agli appassionati delle storie più oscure e impenetrabili…voglio subito precisare che nei miei racconti non mancano gli inganni, nel senso che spesso cominciando a leggere si può avere l’impressione che si stia "parlando d’altro" … e forse proprio questa è la peculiarità del mio modo di scrivere perché quando io comincio a "raccontare" non faccio altro che inseguire una suggestione che non so esattamente dove mi porterà… potrà ingannarmi e ingannare il lettore… ma quasi sempre se non mi lascerò distrarre arriverò ai margini, ai limiti, ai confini, della vita o della realtà. Quello che spero è che la tensione emotiva che io provo quando scrivo possa in qualche modo essere trasmessa.

-  Qual è il filo conduttore dei racconti?

La memoria è spesso la protagonista dei miei racconti, ma una protagonista particolare, sia nella sua accezione positiva, del ricordo, che in quella negativa dell’oblio. La memoria può appartenermi o essere universale, può essere il frutto di un sogno o di una vita altra intravista in lontananza o immaginata, desiderata, temuta. E proprio a causa del viaggio attraverso il sogno, l’immaginazione, che il dubbio e l’enigma si affacciano nelle mie storie più di una volta entrando e uscendo senza una logica apparente.

- Che tipo di personaggi incontreremo nei tuoi racconti?

I miei personaggi nascono probabilmente dalla necessità di eludere la quotidianità, sono a volte esasperati…dolenti, ma è dalla materialità dell’autore che emergono e a quella sfuggono, non alla concretezza della vita. Ma forse nemmeno noi conosciamo la nostra "realtà" e nella scrittura stabiliamo i conflitti e le sfide per arrivarci.

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