"Finzioni" di Jorge Luis Borges

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“Pubblicati in Argentina nel 1944, gli otto racconti che compongono "Finzioni", tradotti per la “Nuova Universale Einaudi” nel 1955, possono ormai considerarsi come classici di questo genere narrativo. Pietro Citati presentava l’opera come racconti che esprimono l’universo borghesiano dalla logica alla sofistica di Schopenauer, tra gli eresiarchi medievali ai pensatori gnostici ed esoterici raccoglie citazioni vere ed immaginarie. Pensatore mistico ed empio uomo moderno in Borges convivono le anime del visionario immaginifico, dell’erudito lettore dove, secondo Citati, la ragione di Borges è solo una facoltà illusionistica che, dopo aver servito a sconcertare e a stupire, si compiace infine di dissolvere, insieme a se stessa, la natura del mondo (Note di copertina)”.
Nella premessa dell’autore: “L’ottavo racconto, “Il giardino dei sentieri che si biforcano” è un poliziesco, gli altri sono fantastici, simbolici”. Borges si compiace di scrivere su libri immaginari articoli brevi a fronte di altri che hanno scritto moltissime pagine quando potevano risparmiarsi con un riassunto o un commentario.
I racconti di Borges non possono essere riassunti secondo il senso comune della narrazione, siamo su piani di livello altissimi e i contenuti sono come scatole cinesi che racchiudono tesori. In Borges la fantasia, l’immaginazione danno vita a personaggi deprivati di note biografiche, ma con propositi impossibili o soprannaturali, progetti magici che esauriscono lo spazio della propria anima; scaturiscono paesaggi indefiniti dalle caratteristiche universali che si rispecchiano e si rinfrangono in schegge di luce. La scrittura borghesiana è poesia allo stato puro, così faconda, ricercata ed effusiva che suscita incanto e stupore in chi legge; il pensiero, l’analisi, l’invenzione sono la normale respirazione della sua intelligenza, la sua letteratura si fa metafisica e la filosofia in lui si trasmuta in un gioco dialettico o in sofismi concatenati come frammenti di uno stesso elemento. La narrazione è un moltiplicarsi di espressioni, un indefinito fluire della memoria che si sperde in meandri labirintici, regno di specchi e falsi piani, non segue percorsi orizzontali e dunque sequenze temporali ordinate: citazioni dotte, letture rare e misconosciute o inventate, teorie filosofiche, scientifiche, ci rapiscono e non sempre la bussola dell’orientamento ci aiuta. Le parole stesse hanno un intrinseco valore metaforico, le voci neologiche non ancora consacrate dall’uso sono impiegate in modo temerario e non tutti gli intendimenti di affabulazione sono comprensibili. Borges è scrittore poliedrico e multiforme: non solo modella una forma forbita ed estremamente limata, ma contiene nella materia narrativa, impressa, una pluralità argomentativa con tutte le permutazioni possibili. Borges informa le sue opere di una soggettività indivisibile con altri autori e le sue storie assumono dimensioni atemporali.
L’autore. Jorge Luis Borges è nato il 24 agosto 1899 a Buenos Aires. Dal 1914 a ’21 segue i suoi genitori in Europa. Frequenta gli studi a Ginevra e in Spagna. Nel 1925 incontra Victoria Ocampo, la musa che sposerà quarant’anni dopo. Con lei stabilisce un’intesa intellettuale destinata a entrare nella mitologia della letteratura argentina. Borges è afflitto da una forma incurabile di miopia, la cecità progressiva, da fattore fisiologico, esplode con virulenza in un nucleo metaforico nelle sue opere. I suoi capolavori sono stati raccolti e pubblicati nel ’44 con il titolo di"Ficciones". Ha scritto "I racconti di Aleph", "La biografia “Inventata” di Evaristo Carriego", i racconti “falsificati”: "Storia universale dell’infamia", i saggi a carattere “ divagante”: "Discussione", "Storie dell’eternità"…Le prose de "L’artefice", "L’elogio dell’ombra" etc…Libri di poesia: "L’altro", "L’oro delle tigri"…Le opere di saggistica: "Altre inquisizioni", "Nove saggi danteschi". Borges è uno degli scrittori più importanti del ‘900 e i suoi scritti sono innumerevoli e racchiudono conoscenze enciclopediche e generi molteplici. È morto il 14 giugno 1986.
Recensione a cura di

La Feltrinelli
Webster
BOL




