Due di briscola - Franco Legni

di Giovanni Basile - 05-12-2011 

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Nichi Moretti, giovane squinternato e bislacco avvocato, impenitente libidinoso e gran consumatore di droghe, viene un giorno arrestato dai carabinieri nel suo studio. A metterlo nei guai è una soffiata di George, meglio conosciuto come Biancaneve, suo amico e pusher di colore, tipaccio violento dalla pistola facile, per vendicarsi di uno sgarbo subito.

I gendarmi, dietro quella porta in mogano credevano di trovare il nemico pubblico numero uno con la pistola fumante ancora in mano, mentre, più mestamente, si dovettero accontentare del sottoscritto e con ben altro in pugno, siccome intento a masturbarsi di fronte a uno splendido filmetto pornografico appena scaricato. (pag. 9)

Passando dalla toga alla divisa da detenuto, Nichi fa così la conoscenza in prigione di una variegata fauna umana, costituita da mafiosi, ladri, assassini, stupratori, transessuali. Dopo qualche tempo, approfittando di un permesso premio, egli ne approfitta per scappare, riparando in Spagna, a Barcellona. Qui, nel malfamato quartiere Barrio Chino, viene ospitato dai cugini dell’amico che lo ha tradito, e che se venisse a conoscenza di quell’improvvisato rifugio, non esiterebbe a raggiungerlo per ucciderlo. Biancaneve, nel frattempo, sta allargando il lucroso mercato degli stupefacenti a Praga quando, all’improvviso, è costretto a sua volta a fuggire e raggiungere i cugini di Barcellona, dediti anche loro allo spaccio e allo scippo.

Una storia di droga, sesso, sangue, carcerati, malavitosi, prostitute, ballerine di lap-dance (tra le quali una nana) e omosessuali. Il racconto di amori proibiti, di vicende dure e cruente, in un caleidoscopio di personaggi degeneri, marginali (come la carta del due di briscola), feccia della società cosiddetta perbenista, che qualsiasi altro scrittore avrebbe affrontato con taglio drammatico, cattivo, aspro. Alla Lucarelli o all’Ammanniti, per intenderci.

Franco Legni, invece, esce mirabilmente fuori dai soliti schemi: sviluppa infatti questa trama forte e decisa con un tono impertinente, beffardo, originale, sempre sul filo dell’ironia. Un raffinato mix tra lo scabroso e il grottesco, tra il drammatico e l’esilarante. I protagonisti sono delineati nei propri aspetti fisici e psicologici in forme così nette e marcate quasi da trovarseli di fronte, in carne e ossa, da un momento all’altro. Lo scapestrato avvocato è una simpatica canaglia dalla spiazzante spontaneità, e per il quale è impossibile non parteggiare sin dalle prime battute.

Il ritmo narrativo non perde un colpo, ma è sempre sostenuto e brioso: non c’è una sola pagina, infatti, che non magnetizzi l’attenzione del lettore. Persino la prefazione - in tutti i libri spesso e volentieri quasi sempre trascurata - rappresenta qui un momento di lettura godibilissimo. Nichi Moretti e l’intricato ordito dei suoi guai con la legge resteranno impressi nella vostra mente per molto, molto tempo.

- Curiosando Editore, 2011

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