Di rabbia e di vento di Alessandro Robecchi

Recensioni di libri

Sellerio, 2016 - Lungo, appassionante, intelligente il giallo di Alessandro Robecchi.

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Elisabetta Bolondi

Lungo, appassionante, intelligente il giallo di Alessandro Robecchi, il nuovo romanzo della serie che lo scrittore ambienta a Milano, dove ci fa incontrare di nuovo Carlo Monterossi, autore televisivo di grande successo di uno dei programmi spazzatura della nostra tv quotidiana, e il vice sovrintendente di polizia Tarcisio Ghezzi, questa volta in convalescenza dopo aver rischiato di essere ucciso fuori di un autosalone di macchine di lusso, dalle cui vetrine ha appena visto ucciderne il proprietario.
Non racconterò nulla della trama dell’avvincente romanzo, tra i cui protagonisti troviamo una donna bella ed elegante che Monterossi ha incontrato per caso, Anna, al centro di un rompicapo investigativo di cui lo stesso Carlo, il poliziotto Ghezzi e la questura di Milano cercheranno di sbrogliare l’intricata matassa. La donna, infatti, subito dopo aver conosciuto Monterossi ed averlo ricevuto a casa sua per un drink, crea con lui un improvviso feeling forse prodotto da due solitudini che si sono incrociate. Malgrado le proposte della bella Anna, Monterossi lascia dei soldi sul tavolo all’ospite ormai addormentata e se ne va, chiudendosi alla spalle la porta di sicurezza del piccolo appartamento che produce un caratteristico clac... rumore che sarà il leit motiv nel resto del libro.
La mattina dopo Anna viene trovata uccisa con inusuale ferocia e da qui parte tutta la storia, in un continuo e serrato accavallarsi di indizi, false piste, vecchi conti ancora non chiusi, ritrovamento di luoghi nei quali in segreto si è svolta parte della vicenda narrata.

L’autore mostra di conoscere Milano in tutti i suoi risvolti sociali, nelle pieghe meno note di una metropoli all’interno della quale si muovono banditi, strozzini, immigrati ormai integrati nel tessuto sociale, gente legata alla produzione di orribili fiction televisive, avvocati con studi potenti, uomini politici chiacchierati, bische clandestine dove scorrono cifre astronomiche, poliziotti meridionali sottopagati, prostitute ricche, come Anna, e povere, come Serena.
La location privilegiata da Robecchi per il suo romanzo è l’appartamento lussuosissimo di Carlo Monterossi, divani bianchi immacolati, musica di Bob Dylan sempre presente e quasi ossessionante, e soprattutto la cucina, degna di un ristorante stellato, con un frigorifero gigante dove giacciono congelati i manicaretti che per il signor Carlo prepara con cura la domestica Katrina, una moldava fedele della Madonna di Medjugorje che veglia sull’inquieto padrone di casa, fornendogli appoggio e calore oltre a cibi raffinati, guardaroba perfetto, disponibilità totale.
Monterossi si rivela ancora una volta un tipo originale: è ricco, potente, vestito rigorosamente di morbidi cachemire, beve un whisky raro, ha un’auto che somiglia ad un carro armato, ma è un uomo infelice, ossessionato, al centro di vicende che lo rendono sempre più solo, se non fosse per lo spregiudicato giornalista Oscar, la sua grassa agente Katia, che gli procura il lavoro, e il rimpianto per Maria, la ragazza di cui era innamorato ma che è partita e forse non tornerà. L’incontro con Anna è stato un breve momento di autenticità e la morte atroce della ragazza lo porterà a scoprire il mondo segreto di lei e forse anche qualcosa di se stesso.
Notevoli anche i personaggi dei poliziotti: oltre a Ghezzi e alla sua signora, Rosa, un ironico cammeo, c’è anche il vero detective, Carella, che mostra di avere molti punti in comune con Monterossi, anche se stanno su punti opposti della barricata nella difficile ricerca della verità sul delitto che ha ucciso Anna, ma non solo lei.

Raffinata la ricerca linguistica che è forse la parte più valida del libro. Un italiano molto milanese, senza l’uso di forme dialettali, ma con locuzioni e dialoghi che rimandano con evidenza al mondo squallido della questura di via Fatebenefratelli, a quello delle strade gelide della città, dove tira un insolito vento e fa molto freddo, dove ci si parcheggia in seconda fila, dove i bar di periferia sono tutti identici e servono tristi cappuccini all’alba, i centri commerciali poco fuori della città offrono oggetti di malgusto e carissimi, una chiesa in centro accoglie slavi, etiopi, con i muri ricoperti di brutte icone russe, mentre sguattere e badanti si affollano silenziose prima di iniziare la giornata di lavoro.
Inattesa e originale, alla fine del libro, la descrizione del Cimitero Maggiore, dove riposano quelli che hanno reso Milano grande.
Robecchi conosce il lusso dei ristoranti di tono e degli uffici lussuosi dei manager, ma è capace di accompagnarci senza retorica in una città e nelle sue periferie molto più triste e squallida di quanto gli slogan del tipo “la capitale morale” riescano a dimostrare, attanagliata da un vento tanto insolito quanto violento, che, insieme alla rabbia terribile che nutre il desiderio di giustizia di Carlo, sembrano il simbolo di una società malata e sofferente.
Se il giallo è il genere meglio accolto dai lettori, questo lo sarà in modo speciale: “Di rabbia e di vento” è veramente una lettura piacevolissima, un libro che vale la pena leggere e regalare.

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Tag: Recensioni di libri - Gialli, Noir, Thriller - Narrativa Italiana - Sellerio - Alessandro Robecchi - Recensioni di libri 2016

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