Dentro il labirinto - Andrea Camilleri

Recensione di Arcangela Cammalleri - 23-04-2012 

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Dentro il labirinto - Andrea Camilleri

“Ho davanti a me le riproduzioni di quattro disegni che rappresentano il medesimo soggetto: la testa di un cadavere disteso sopra un tavolo d’obitorio. Si tratta di schizzi dal vero. Il morto si chiamava Edoardo Persico. Era nato a Napoli, per un po’ di tempo aveva vissuto a Torino, poi, da qualche anno, si era stabilito a Milano... È venuto a mancare improvvisamente nella notte tra il 10 e l’11 gennaio 1936, un mese prima di compiere trentasei anni.” (Note di copertina)

Edoardo Persico fu un artista, un critico sagace ed acuto, ma secondo alcuni, anche, “un formidabile, incredibile, fantasioso racconta-balle in servizio permanente”. L’11 gennaio 1936, fu trovato morto nel bagno della sua abitazione. Morte naturale o omicidio? Se delitto, di natura politica o passionale? Camilleri entra dentro il labirinto del mistero per indagare e pervenire ad una verità romanzesca…

Andrea Camilleri ha la fortuna che ogni idea che gli passa per la testa diventa fruttuosa e diventa un oggetto materiale, un libro pronto per essere dato in pasto ai suoi lettori che sono tanti e fedelissimi. Già sento un coro più o meno nutrito di commenti… un altro libro di Camilleri e di quella serie, (Dentro il labirinto, nell’edizione Skira, raffinata ed elegante), che divaga su altri generi e per giunta scritti in italiano. Non è nelle sue corde, non sembra il Camilleri che leggiamo, risulta estraneo, difforme... Ma è proprio in questi difformi e molteplici cimenti che la genialità del nostro artista si manifesta e si esplica. In ogni scritto si annida l’estro di Camilleri e lo rende sempre più grande; questa onnivora curiosità intellettuale è le vera cifra delle sue opere letterarie. Nella nota a fine libro chiede venia preventiva se nella storia narrata si possono riscontrare degli omissis importanti o accenti irrilevanti, in queste incursioni letterarie, egli non si considera un ricercatore, uno storico tout court, ma un romanziere, (dalla fantasia prodigiosa e poliedrica, aggiungo io).

Fatta questa premessa, il libro è un’indagine, come il titolo esprime, nel labirinto di un’esistenza umana e nella fattispecie di un artista che visse ambivalenze e complessità fuori del comune. Camilleri si chiede se la morte prematura di Edoardo Persico, stava per compiere 36 anni, fu l’esito fatale di malattie pregresse, un suicidio passivo, un delitto politico, (siamo nel 1935, in piena era fascista, si parla di un fantomatico arresto privo di tracciabilità cartacea; forse si vuole acquisire un informatore prezioso per la sua frequentazione dell’ambiente artistico che, tutto sommato, è quello che pullula di cospiratori antifascisti?) o di natura passionale. Nell’ultimo periodo della sua vita, scrive Camilleri, Persico era entrato in una fase liquidatoria dei suoi molteplici interessi culturali, come critico sulla rivista di architettura e di tecnica “Casabella”, animatore di gruppi di pittori, fondatore di case editrici fallimentari, mancato romanziere …e come se presagisse la sua fine… Alla VII (recte VI) Triennale vinse il concorso pel Salone della Vittoria. Morì prima dell’inaugurazione. Lo sentimmo dire: “Lo inaugurerete voi amici, con un fiocco nero”. Il salone era bianchissimo. Birolli, un suo amico, nei “Taccuini” annota che Persico, incontrato casualmente 15 giorni prima della sua morte, pareva accarezzare la sua tristezza, era irriconoscibile.

Lo scrittore ricostruisce una sintetica biografia di Edoardo Persico basata su dati certi e comprovati della sua esistenza, perchè non è facile discernere il vero dal falso. Districarsi tra le sue molteplici attività, tante non portate a compimento o rimaste solo allo stato di progettualità, diventa un intrico difficilmente solvibile, come la sua ambiguità politica, più scorribande tra ideologie contrastanti da fasciste a socialdemocratiche a rivoluzionarie. E il mistero s’infittisce sempre più. Gli enigmi, gli indizi disseminati, gli interrogativi si susseguono come puzzle, la scomparsa di Persico apre uno scenario ambiguo, ma è solo frutto della psiche umana che alimenta mostri ed interpreta i fatti o solo una morte naturale e niente di misterioso e avvelenato da sospetti?

Camilleri dà la sua versione romanzata dei fatti, dopo tutte le ipotesi avanzate e i condizionali proposti, ma in questa sede non ci è dato andare avanti e pervenire alla conclusione della storia così come l’ha concepita l’autore, lasciamo al lettore conoscerne gli sviluppi e l’epilogo… Interessa sottolineare e apprezzare, a parer mio, la saldezza della costruzione, l’affondo nel groviglio dell’animo umano nelle sue inemendabili ambiguità, la passione e la ricerca certosina che anima Camilleri nel dare letterariamente un senso alla morte. Lo stile è sobrio ed elegante, l’uso della lingua italiana cercata e ricercata ed essenziale, ma indulgente per certi versi. Camilleri ancora una volta, e sottolineo a mio modesto parere, si rivela sensibile alle angosce del personaggio, investigatore intelligente, mosso da un atto dovuto alla figura di Edoardo Persico di renderne un drammatico ed onorevole ricordo.

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