D’un tratto, nel folto del bosco di Amos Oz

di Mara Marantonio - 06-10-2010 

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Deliziosa e profonda novella scritta nel 1985, letta in occasione dell’incontro con lo scrittore israeliano al Festival della Letteratura di Mantova 2010. E’ dedicata da Oz ai quattro nipotini; anzi c’è il loro fattivo contributo, come si legge nelle pagine di apertura. Immagini l’A. che, insieme con Dean, Nadav, Alon e Yael, pian piano tesse la tela del racconto, aggiungendo personaggi, particolari, idee. In breve. Protagonista della vicenda è un villaggio, del quale si tace il nome, che ha una spiacevolissima caratteristica: un giorno lontano è stato abbandonato da tutti gli animali che in esso vivevano, con relative conseguenze: “Il paese era grigio, triste. Tutt’intorno solo montagne e boschi…Non c’erano altri abitanti, nella zona……Quasi mai arrivavano dei visitatori……il villaggio era…oppresso da uno strano, totale silenzio. Non un muggito, un raglio, un cinguettìo”… La maestra spiega ai bambini com’è fatta, ad esempio, una mucca poiché essi non ne hanno mai vista una. I piccoli rivolgono ai genitori domande in merito a “che cosa” doveva essere successo in precedenza, per dare origine ad una situazione così strana, e gli adulti per converso rispondono in modo evasivo. Finché due ragazzi, Mati e Maya, non partono alla ricerca del segreto che sta alla base della scomparsa di tutti gli animali. E nel folto del bosco troveranno….. Ecco la vita vera può rinascere nella verità trovata da due bambini, i quali, al contrario dei “grandi”, hanno l’innocenza originaria di coloro che rispettano in pieno chiunque incontrino, a cominciare dalle persone all’apparenza più distanti, più “strane”, più lontane dai nostri abituali schemi mentali. Questa storia, incentrata sull’interessante rapporto Bambini / Animali, tratta i temi del Senso di Colpa, dell’Esclusione, dell’esigenza di Rispetto nei confronti dell’Altro, della Nostalgia di qualcosa che si è perduto, si è nascosto, che vorremmo ritrovare, ma non abbiamo il coraggio, né l’onesta di farlo, poiché proprio noi stessi l’abbiamo occultato. E noi stessi dobbiamo ritrovare quel ..qualcosa. E’ uno dei temi preferiti dalla tematica di Oz, ripreso in diverse opere, ultima Scene dalla vita di un villaggio. Lo stile è lieve, quello di una fiaba, magico quando si addentra nel gioco luci/ombre della foresta; ricco di contenuti, come un apologo, senza tuttavia mai indulgere al moralismo. Incantano, e lo raccomando a tutti gli amanti degli animali, le pagine che si soffermano sulla psicologia e sul linguaggio di questi nostri amici, spesso trattati come oggetti di piacere, pronti ad essere buttati via quando disturbano i nostri piani o magari sacrificati per presunte esigenze scientifiche.

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