Come piante tra i sassi di Mariolina Venezia

di Elisabetta Bolondi - 17-02-2010 

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Pagine di una lingua sorvegliata, piena di modi di dire colloquiali ma anche di intenso lirismo, caratterizzano questo nuovo romanzo di Mariolina Venezia. Nel suo precedente "Mille anni che sto qui", la scrittrice aveva costruito una saga familiare nella tradizione della letteratura meridionale di grande respiro. Nel nuovo romanzo, invece, si cimenta con la giustizia, la criminalità organizzata, i potentati politici, prendendo come protagonista della storia Imma Tataranni, Sostituto Procuratore di Matera, una donna poco più che quarantenne che ha superato ostacoli insormontabili (viene da una famiglia modestissima). Malgrado il suo aspetto poco trendy, la sua cocciutaggine e la voglia di giustizia e di pulizia la spingono a mettere ordine nel caos burocratico, nei privilegi, nell’omertà, nella corruttela che caratterizzano la vita della sua città. Piena di umanità, Imma ha una madre vecchia, una figlia dodicenne viziatissima e arrogante, un marito amato ma poco attivo, collaboratori non sempre efficienti, tranne l’appuntato Calogiuri, un bel ragazzo, che le fa da guardia del corpo con dedizione assoluta.

L’assassinio di Nunzio, un ragazzo ventiduenne che si è messo dentro un gioco più grande di lui, permette a Imma di compiere una serie di indagini che la portano a scoprire illeciti di ogni tipo: trafugamento di beni archeologici, smaltimento abusivo di rifiuti tossici, connivenze e complicità nelle alte sfere, tanto che , quando le indagini del sostituto sembrano essere arrivate alla scoperta della verità, le vengono sottratte dal superiore.

Nel romanzo si respira la tragedia della società italiana di oggi, soprattutto in quella parte del paese dove il blocco sociale, le associazioni malavitose, la contiguità tra classe dirigente e collusione mafiosa sono più gravi. Il fascino del romanzo, tuttavia, sta nella personalità della protagonista, che dall’alto delle sue calze smagliate, dei tacchi a spillo sempre fuori luogo, dei tailleurini cuciti a casa, esprime un desiderio di legalità, un impegno nel mettere lo Stato al posto che deve occupare per salvare interi territori dalla ’Ndrangheta che costituiscono una lezione di civiltà di cui il romanzo si fa implicito portatore. La vita delle campagne della Basilicata, con tradizioni e canti popolari, masserie abbandonate, coltivazioni stentate, si contrappone ai giovanissimi che dotati di gadgets tecnologici, abiti firmati e abitudini altoborghesi costituiscono la contraddizione metaforica di gran parte del nostro sud. La Venezia osserva, descrive ed analizza fenomeni che compaiono nelle cronache giudiziarie, ma che nelle pagine del suo libro assumono caratteri emblematici, capaci di commuovere e di risvegliare le coscienze.

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