Ci sono più scrittori che lettori?

di Redazione - 31-03-2010  

Se affianchiamo le statistiche crescenti del numero di case editrici aperte in Italia ai dati disarmanti dell’Associazione Italiana Editori, che riportano un basso livello di approccio ai libri dei giovanissimi e una diminuzione dell’interesse per i libri, ritorna in mente una frase detta tempo fa da Roberto Benigni che sosteneva che ci fossero più scrittori che lettori.

Andrea Mucciolo, autore di "Diventare scrittori oggi", ci aveva così risposto in un’intervista: "Ripetere la classica frase fatta (abusata anche da parte del sottoscritto) che recita: “In Italia ci sono più scrittori che lettori”, appare quantomeno ridicolo, in quanto sono sotto gli occhi di tutti romanzi di grandi scrittori stranieri che vendono centinaia di migliaia di copie in pochi mesi. Quindi le difficoltà nella pubblicazione sono da ricercare in un discorso puramente commerciale e non artistico."

Lo chiediamo anche ad Elvira Siringo, insegnante e autrice di "La zia di Lampedusa" (Morrore Editore, 2009), che ci racconta il suo amore per la lettura e per la scrittura e cosa l’abbia spinta a scrivere un libro.

- Se ci sono più scrittori che lettori, allora perché scrivere? Che ruolo attribuisce lei oggi a questa attività?

Questo modo di dire in realtà è molto vecchio, prima di Benigni lo avevano già detto altri. Sta a sottolineare il fatto che forse si legge poco e si scrive un po’ troppo, senza tenere conto di cosa alla gente interessi veramente leggere. Di questo fenomeno approfitta l’industria libraria minore, quella fatta di piccoli editori che non avendo capacità di diffondere e vendere ciò che pubblicano hanno scoperto un nuovo modo di guadagnare facendosi pagare le spese di pubblicazione da chi scrive! Ora, io penso che l’attività di scrivere possa essere anche disgiunta dalla necessità di essere letti a tutti costi! Non sembri paradossale, la scrittura nasce storicamente, principalmente, come forma di comunicazione. Ma a questa funzione se ne associano presto delle altre: scrivere serve a ricordarsi di qualcosa, è un promemoria, oppure serve a riordinare le proprie idee, come fanno i nostri ragazzi quando si aiutano sintetizzando per iscritto gli argomenti da studiare. Dal 1900 in poi, dall’avvento della psicoanalisi in poi, scrivere è anche una terapia per l’anima, e già prima, nell’ottocento erano nate le formule del Diario, più o meno segreto, al quale confidare i propri stati d’animo e nel quale custodire i propri segreti. Da ragazza anche io ho provato a tenere un diario, ma devo dire che non ci sono mai riuscita perché nei periodi intensi, in cui avrei avuto veramente qualcosa da scrivere non mi restava il tempo per farlo, quando invece la mia vita attraversava periodi più vuoti e monotoni avrei avuto il tempo, ma non avevo un gran che da confidare.

lascia il tuo commento 

I libri più cliccati oggi

Ami leggere?

Seguici, commenta le recensioni e consiglia i libri migliori da leggere

Recensioni di libri

Novità libri

Scrivi una recensione

Leggi, scrivi, vinci!

Siamo su Facebook

sei uno scrittore?

Segui i nostri consigli e promuovi il tuo libro gratis con Sololibri.net

Consigli per scrittori

Promuovi il tuo libro

Ti presento i miei... libri

Diventa un collaboratore

Uno scrittore ci racconta un libro

Seguici

Tutte le Recensioni, le novità e gli sconti in libreria nella tua casella email! Iscriviti alla newsletter