Chi è morto alzi la mano - Fred Vargas

di Stefano Colella - 28-07-2011 

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Leggendo questo romanzo mi sono detto: “è un giallo” senza dubbio, ma poi ho fatto fatica a catalogarlo in maniera più minuziosa. Non c’è quella tensione che ci si aspetta da un thriller per esempio. L’attenzione del lettore è tenuta sempre alta ma non sfocia quasi mai in tensione. E’ un noir per gran parte dell’ambientazione, ma non troppo: l’ironia difatti è sempre presente e smorza un po’ quello che di “tenebroso” questo romanzo possiede. Non è una commedia, anche se non mancano scene che fanno sorridere. Lo definirei un “giallo elegante”, ben fatto, dove l’accento è posto sul metodo deduttivo che a partire da piccoli particolari, che via via si accumulano, porta alla soluzione dell’intrigo.

Marc, Mathias e Lucien sono tre giovani studiosi di tre periodi storici differenti: del Medioevo il primo, dell’età preistorica il secondo, della Grande Guerra il terzo. Sono tre personaggi con delle particolarità che li caratterizzano in maniera precisa, che li contrappongono in tutto ma che li completano e che ce li rendono simpatici da subito. Particolarità caratteriali che si sposano perfettamente con il periodo storico di loro interesse e che da questo, anzi, sembra siano intimamente influenzati e modellati. Sono anche i nomi di tre evangelisti e così vengono chiamati dallo zio di Marc, Armand Vandoosler, un ex poliziotto acuto e affascinante.

I tre amici squattrinati e lo zio si ritrovano a condividere una casa mezzo-diroccata – una topaia - su quattro piani (un piano per ognuno dei quattro componenti) e che si trova vicino a quella di una nota cantante lirica che scompare, dopo l’improvvisa e inquietante comparsa di un faggio nel suo giardino. Da qui partono le indagini dei tre evangelisti che si susseguono con non pochi colpi di scena.

Il romanzo è ben fatto, i personaggi ben caratterizzati, i dialoghi divertenti e vivaci. La lettura è gradevole e, come detto, non c’è un’elevata tensione ma una giusta suspense. Il finale forse non è di quelli ad effetto (anche se c’è un tentativo di colpo di scena finale), forse una pecca o forse semplicemente non era l’obiettivo principale dell’autrice, più concentrata sui suoi personaggi, sullo sviluppo della storia, sull’analisi deduttiva, sull’ironia.

Insomma un romanzo ricco di mistero, intrigante e coinvolgente che ti tiene legato con la sua scrittura sobria e i personaggi un po’ bizzarri. Questo libro è il primo di una serie di tre romanzi (Chi è morto alzi la mano, Un po’ più in là sulla destra, Io sono il Tenebroso) che hanno come protagonisti i tre evangelisti.

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