Certi bambini di Diego De Silva

di Raffaella Santulli, scrittrice - 23-12-2008 

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Vincitore del premio Selezione Campiello nel 2001, Certi bambini è un libro intenso, vero, diretto. Nulla o quasi viene taciuto, niente belletti, nessuna sovrastruttura, nessun moralismo nel raccontare una storia apparentemente spietata ma in realtà impregnata di un senso di pietà profondo verso i bambini dall’infanzia negata.

L’autore, Diego De Silva, finalista del Premio Strega 2008 con il suo ultimo romanzo "Non avevo capito niente", è una delle voci più originali ed interessanti del panorama letterario italiano.

La storia, da cui nel 2004 è stato tratto l’omonimo film di Andrea e Antonio Frazzi, pellicola pluripremiata e candidata tra i finalisti al Nastro d’Argento 2005 per la migliore sceneggiatura, è quella di Rosario, un bambino di undici anni che vive nei sobborghi di una città non identificata ma identificabile in una Napoli contemporanea, tra giovani spacciatori, capi e capetti dei clan, volontariato, piccoli e grandi reati in una periferia squallida e soffocante, dove ogni sguardo, ogni tenda alzata, ogni porta aperta è un atto di sfida, un pretesto per l’affermazione della legge del più forte, del più coraggioso, del più rispettato, anche se hai solo undici anni.

E Rosario è davvero un bambino, perché nascosta da qualche parte dentro di lui c’è la sua infanzia, la sua ingenuità, il suo amore per una ragazzina, la sua insicurezza, anche se quello che fa è reale e spaventoso. Rosario è davvero un bambino, anche se sui suoi undici anni sono state gettate le brutture di un mondo terribile e insensato, vicinissimo a noi eppure lontanissimo.

De Silva dà voce ai pensieri di Rosario, al suo sguardo sul mondo, al suo modo di vedere le cose, alle sue paure, ai suoi desideri. “Un momento prima di sparare Rosario sente nella mano, insieme alla pistola, la vita che sta per togliere. È una sensazione che gli va dritta alla testa, una porta che gli spalanca il mondo davanti agli occhi in una luce magnifica”.

Quella che ci presenta De Silva è un’infanzia innaturale, vissuta con la naturalezza di chi un’alternativa non ce l’ha o, se ce l’ha, non ha i mezzi per valutarne la differenza, perché nessuno glielo ha mai insegnato.

L’autrice di questa recensione è una scrittrice emergente: clicca sul suo nome per conoscerla meglio!

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