Batti il muro. Quando i libri salvano la vita - Antonio Ferrara

di Barbara Bianchini - 26-12-2011 

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Ogni giorno, Caterina percorreva da sola il tragitto da casa a scuola. Dieci minuti di camminata e la sua vita sarebbe tornata ad essere come quella dei suoi compagni di classe, bambini spensierati. Ogni mattina Caterina attraversava una stradina stretta che si snodava tra una biblioteca e un manicomio; passando di lì batteva la mano sul muro, obbedendo quotidianamente alla richiesta, seppur assurda, delle voci disperate che uscivano dal reparto maschile. Sentiva di avere qualcosa in comune con quelle voci: un muro che li separava dal mondo. La parete dell’edificio per loro e l’anta di un armadio per lei. Era così che passava la maggior parte dei pomeriggi dopo la scuola, rinchiusa nell’armadio. La madre era pazza, come lo era anche sua nonna e, mentre la sorellina giocava serena per la casa, Caterina eseguiva l’incomprensibile ordine di sua madre di entrare nell’armadio. Obbediva in silenzio, senza ribellarsi.

“Non ero una bambina in una stanza, no. Ero un oggetto, una cosa riposta per un po’ perché se ne può fare tranquillamente a meno. Erano ancora le prime volte. Cominciai a portare con me un libro che in quei giorni stavo leggendo. Leggevo, mi facevo compagnia. Uscivo fuori passando per le pagine del libro.”

Perdersi nella lettura era un modo per evadere da quella realtà fatta di lunghi silenzi e piccoli raggi di felicità sparsi fra le passeggiate e domeniche trascorse in compagnia di suo padre e l’amore di Pietro. Una parola dopo l’altra per arrivare al senso, un modo per consapevolizzare che, seppur non poteva impedire che le cose accadessero, avrebbe potuto immaginarne di più dolci in futuro. Caterina iniziò a leggere anche quando era fuori dall’armadio, assetata di parole, storie, possibilità. I pensieri sparsi fra l’odore degli indumenti e legno misto a paura, erano come una ventata d’aria.

“Mi pensava, mia madre? Non credo. A questo non sapevo adattarmi. Al buio sì, al silenzio sì, ma a questo non sapevo adattarmi e progettavo, allora, di compiere qualche azione grandiosa, in modo che lei dovesse per forza ammirarmi, e interessarsi a me. E volermi bene.”

Un percorso di crescita, introspezione e libertà... Caterina affronta le proprie difficoltà lasciandosi attraversare e guidare dalle parole dei libri che divora. In Batti il muro (Rizzoli, 2011) è racchiuso un vero e proprio inno alla lettura. Attraverso le parole e il trascorrere degli anni, Caterina scioglie il suo dolore portando alla coscienza qualcosa che prima le sfuggiva e, trasformando la sua fragilità in forza, inizia a scrivere il suo futuro.

- Età di lettura: da 12 anni.

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