Aspetta primavera, Bandini - John Fante

di Chiara Ruggiero - 19-01-2012 

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Della scrittura di John Fante bisogna sempre fidarsi perché non lascia mai delusi, anzi, appena si finisce di leggere un suo libro ecco crescere impellente il bisogno di averne immediatamente un altro fra le mani. E cosi ben presto ti accorgi di non poter più fare a meno della sua scrittura e di tutti i personaggi che popolano le sue opere.

Questa è la storia di Arturo Bandini, un quattordicenne sfigato ed arrabbiato perché povero e figlio di immigrati italiani; odia profondamente le sue origini e il dover frequentare una scuola cattolica ma allo stesso tempo, prova timore di Dio e ogni volta che si convince di aver peccato corre a confessarsi per scampare alle pene dell’Inferno. Arturo ama soltanto due cose: le donne (in particolar modo Rosa Pinelli, anche lei figlia di immigrati italiani) e il baseball. Odia la sua condizione e la sua vita povera, ma ammira profondamente suo padre Svevo, abile muratore pieno di debiti e spesso senza lavoro a causa delle avverse condizioni climatiche del Colorado che inganna il tempo giocando a carte e ubriacandosi; per lui prova un sentimento di profonda e assoluta venerazione cercando addirittura in tutti i modi di imitarlo. La madre Maria, invece, è una donna pia e mite che passa il tempo a pregare e a dedicarsi amorevolmente alla famiglia; a volte, sembra che sia proprio lei, con il suo carisma e la sua abnegazione, la vera colonna portante dell’intero nucleo familiare e non esita mai, nemmeno dinanzi al tradimento del marito.

Nonostante le sue continue marachelle e il suo brutto carattere, alla fine, si scoprirà che anche Arturo è un buono; si capirà che ha un cuore e prova dei sentimenti solo quando raggiunto da una brutta notizia, andrà in cerca di suo padre per ricondurlo a casa. Anche stavolta, padre e figlio, saranno accomunati da un’unica, sola e grande speranza: che sia presto primavera, Arturo per riprendere a giocare a baseball e Svevo per tornare a lavorare.

L’intera storia trasuda povertà, miseria e voglia di riscatto, proprio come tutte le storie di Fante che lasciano sempre un po’ d’amaro in bocca, perché risultano sempre drammaticamente tristi e reali. La povertà e le varie pulsioni umane sono il motore della scrittura di John Fante. Scrivendo metaforicamente delle sue esperienze, Fante racconta in realtà della vita di tutti noi, relegati ad un ruolo non sempre piacevole ma sempre pronti a lottare per ottenere qualcosa dalla vita. A mio parere, questo è il messaggio più bello che Fante ci lascia con le sue opere.

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