Area 51. La verità, senza censure - Annie Jacobsen

Recensione di - 18-02-2012
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Area 51. La verità, senza censure - Annie Jacobsen

Dici Area 51 e - Voyager o non Voyager - ti vengono in mente strani pensieri: immagini che hanno a che fare con Ufo, x-files, complotti stellari, E.T. venuti chissà da dove. Dimenticatevi tutto questo: a riportarci coi piedi per terra ci pensa - benissimo - la reporter americana Annie Jacobsen, autrice di “Area 51” (Piemme, 2012), un saggio che ha la consistenza volumetrica di un romanzo di Stephen King ma, vivaddio, è di taglio illuminista che più illuminista non si può.

Un’inchiesta minuziosa sulla zona militare più top secret degli Stati Uniti (si trova nel bel mezzo del deserto del Nevada): per ufologi, mitomani, e altra gente dotata di indubbia fantasia, la madre di tutti gli angiporti interstellari, in realtà sede di operazioni occulte targate CIA e Atomic Energy Commission; manovre taciute, a volte, finanche al Congresso e al Presidente USA. Il saggio-moloch della Jacobson (530 pagine fittissime) riesce, per la prima volta in chiave non fantascientifica, a rischiarare tutte le zone d’ombra che hanno concorso all’aura della base-fantasma (non compare nemmeno sulle carte geografiche), e sin dall’incipit dimostra di avere idee chiarissime sulla realtà dei fatti. Scrive la giornalista investigativa:

“L’Area 51 è un enigma. Pochissimi sanno che cosa succede lì e in milioni vogliono saperlo. Per molti l’Area 51 rappresenta lo Shangri-la dello spionaggio e dei sistemi di combattimento più sofisticati. Per altri è il mondo segreto degli alieni e degli Ufo fatti prigionieri. La verità è che l’installazione federale segreta più famosa d’America fu creata per sviluppare la scienza e la tecnologia militari per battere sul tempo le altre potenze straniere. Il cuore dell’enigma dell’area 51 consiste nel rispondere alla domanda sul perché è nascosta agli occhi del mondo (…)”.

Nessuna delle fonti, dei personaggi e dei tantissimi episodi (per quanto sconcertanti, hanno a che vedere, in primo luogo, con “armi intelligenti” e test nucleari) citati in questo libro è frutto di fantasia. Apprendo che in fase di stesura la Jacobsen ha intervistato (ben) settantaquattro persone in possesso di conoscenze di prima mano sull’Area 51, e se questo non è lavorare bene (con abnegazione, mi verrebbe di scrivere), allora ditemi cos’è. Chiedo scusa ai sostenitori indefessi della vita sugli altri pianeti, ma dopo l’uscita di questo libro il mistero dei misteri americani non ha più, per me, lo stesso fascino che aveva prima, e non è detto che sia una fortuna: è o non è più rassicurante credere all’imminenza di una guerra dei mondi, che scoprire l’impero del Bene (quello del Male era l’URSS, ricordate?) impegnato in esperimenti top-secret degni del Mengele più ispirato?

Finalino propedeutico (siamo soli nell’universo!) sul quale meditare: immaginate un incidente aereo nella notte, il “disco volante” è di provenienza russa e a bordo ci viaggia una manciata di bambini orrendamente modificati. Hanno più o meno la taglia del pilota interstellare sottoposto alla “celebre” autopsia filmata. Per schiere compatte di ufologi questa era (è) la prova inconfutabile della presenza aliena sul pianeta. Che brutta fine fanno i miti.

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