Ali di babbo - Milena Agus

di Maria Antonietta Vargiu - 16-12-2011 

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In questo e in altri romanzi, Milena Agus predilige il genere diaristico dal quale guarda il mondo come da un osservatorio privilegiato e riesce a porsi nella giusta dimensione per ordinare pensieri ed emozioni sentendosi sempre a proprio agio, ai confini tra fantasia e realtà. Questa è una costante dei suoi libri, così, nei panni di un’adolescente, Milena Agus racconta la vita altrui, la solitudine, la vulnerabilità e la disperazione che la circondano insieme a personaggi dipinti a tinte forti: umorali, nevrotici, pazzi, spavaldi, giovani, vecchi, bambini. L’ambientazione aspra e maestosa della Sardegna rappresenta poi un valore aggiunto, quello dell’amore per la propria terra, difficile a volte inospitale.

Protagonista di "Ali di babbo" è madame, una donna che vive sola nella sua pensione arroccata su un’altura vicino alla costa, in una zona rubata alla macchia inaccessibile fra i muretti a secco. Madame è un’affittacamere per necessità e si ostina a non voler vendere la sua casa ai costruttori che vorrebbero edificarvi, in uno spazio più ampio, un villaggio turistico. Ma lei testarda com’è, non se ne va e adora vedere da lì i narcisi sulla collina in inverno, i fiori azzurri del rosmarino in primavera e i gigli selvatici in estate. C’è tutta una ricca vegetazione fatta di sentieri impervi e corbezzoli, di cascate, di spiagge, di mare turchese e di oleandri che accompagna la narrazione nella natura selvaggia di un’anima bella, rasa al suolo dai continui fallimenti. Eppure madame è splendida nei suoi folti capelli ricci neri, devota e ingenua, capace di amicizia, sentimento e generosità, fin troppa: offre se stessa al pari dei cesti ricolmi di primizie per i suoi amanti e per gli ospiti dell’albergo. Madame - che si chiama Agnese anche se nessuno quasi mai pronuncia il suo nome - è alla ricerca di sè, si innamora, canta, si concede, e tutte le volte muore e rinasce , piange e soffre per il proprio totale annullamento, perché le vanno male gli amori, perché è avvilita e vuole farsi punire, vuole espiare le colpe, chissà quali, perché quando arriva la felicità anche questa sarebbe troppa, non potrebbe sopportarla, vorrebbe finire prima di incontrarla.

Il racconto sottolinea con una certa amarezza il carattere umano, la precarietà e la mutevolezza dei rapporti visti dalla ragazzina che annota sul diario le cose come vorrebbe che fossero, le paure, le ansie: la mancanza di un babbo che è andato via, ma del quale sente frusciare le ali con un soffio di vento; i vicini di casa, il sesso esplicito, l’attesa, l’amore, la ricchezza, la povertà, la rude saggezza del nonno, la magia, la Fortuna, Dio. I temi cari all’autrice sono affrontati con il consueto linguaggio semplice, scelta stilistica appropriata data la giovane età della voce narrante, tuttavia il tono malinconico e triste a tratti rallenta il ritmo e crea un’atmosfera "crepuscolare", consegnando al lettore il punto di vista unico e soggettivo di una esistenza e delle sue infinite possibilità di fuga.

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