Afghanistnam di Arcangelo Marucci

di Recensore esterno - 16-08-2010 

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L’Afghanistan non è il Vietnam, ma molto comuni a entrambi sono i modelli di conflitto. Lo sanno bene i russi. Anche oggi si parla di conflitto afgano e le due vicende si richiamano direttamente perché presentano tutta una serie di analogie e di parallelismi che rendono l’esame dell’una spontaneamente collegato a quello dell’altra. Pur avendo ovviamente un’eco inferiore rispetto al Vietnam, il conflitto afgano si rivela sempre più connotato da intensità e drammaticità. Certo i talebani non sono il popolo unito e forte che erano i Viet Cong ma soprattutto il Vietnam non minacciava la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Quando Nixon venne eletto Presidente iniziò la sua politica di lento disimpegno dalla guerra nel contempo con lo scopo di rafforzare gradualmente l’esercito sudvietnamita, di modo che potesse combattere la guerra da solo. Questa politica divenne la chiave di volta della cosiddetta “Dottrina Nixon”, che applicata al Vietnam venne chiamata “vietnamizzazione”. Se in Vietnam il processo di vietnamizzazione coincise con il ripiegamento, in Afghanistan, pur con le dovute differenze, il concetto di afganizzazione non è dissociato da quello di ricostruzione più generale che prevede la teorica cessione di responsabilità agli afgani ed il contemporaneo, graduale ripiegamento delle forze occidentali. Si tratta cioè dell’originaria idea di exit strategy ben presto rivelatasi assai difficile da perseguire: a posse ad esse non valet consequentia. Accolto con la massima visibilità corale e ufficiale il Vietnam fu per anni appoggiato dalla maggioranza degli americani e la guerra divenne “sporca” soltanto quando fu chiaro che non si sarebbe potuta vincere. Esiste una vittoria finale, decisiva in Afghanistan che possa riportare il dolore e il lutto alle dimensioni affettuose e accettate del 1945 e ai rituali della “gloriosa morte” sul campo? Questa è la scommessa di Barack Obama, nello strappare al buio il popolo degli invisibili. Se la dovesse perdere, l’Afghanistan potrebbe essere non solo il suo Vietnam ma, a cascata, anche quello degli altri.

Recensione di iimmensely

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