Aden Arabia - Paul Nizan

Recensione di Roberto Matteucci - 05-08-2011 

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Aden Arabia - Paul Nizan

Il viaggio è diventato parte di noi stessi dalla fine del secolo scorso. Prima era una prerogativa di pochi, ricchi o avventurieri, poi si è diffuso, perdendo, però, nel suo allargamento la verità del suo essere speciale.

“Non c’è una specie di viaggi che abbia valore: quello diretto verso gli uomini. E’ il viaggio di Ulisse.” (Pag. 131)

Prima cercavano gli uomini e di riflesso noi stessi, ora ci si muove per mille motivi: tutti fasulli.

Paul Nizan, personaggio emblematico, ribelle in tutti i sensi, anticonformista - anche per le accuse rivoltegli di essere stato una spia della polizia - con un linguaggio arrabbiato ed idrofobo scrive Aden Arabia (pubblicato nel 1931, riproposto da Mondadori nel 1996). Comunista verace, porta nella sua letteratura uno sdegno fortissimo. Nel romanzo il capitalismo è identificato con il Signor C., al quale scaraventa accuse violente e crudeli, ma giuste. Il Signor C. è uno speculatore, approfittatore e sfruttatore di persone, che accumula ricchezza e denaro, per il solo piacere di farlo. La sua è una perversione: è l’attività dello sfruttamento a concedergli godimento.

Paul Nizan combatte la sua privata guerra contro il capitalismo, affrontando un disagio diverso, molto profondo e personale. E’ sia un malessere giovanile, sia uno scontro energico contro il mondo esterno sempre di matrice generazionale.

“Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita. Tutto congiura per mandare il giovane alla rovina: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra gli adulti. E’ duro imparare la propria parte nel mondo.” (Pag. 53)

Non c’è speranza di guarigione, il dolore è acuto e vivo. Tutto lo infastidisce, le brutalità dell’affarismo ma soprattutto la falsità intellettuale, il mondo dove è cresciuto, quello dell’Ecole normale. Spietato con la scuola, secondo lui c’è un legame indissolubile fra intellettuali e capitalismo, un’associazione a delinquere:

“La borghesia ingrassa i suoi intellettuali nelle stie perché non siano tentati di amare il mondo” (Pag. 57).

Il sogno lentamente si esaurisce e l’avventura araba ha la sua fine. D’altronde se si cerca di fuggire dal disagio, o peggio, se al viaggio si danno delle aspettative superiori, il desiderio non realizzato genererà come frutto un’alienazione superiore. Riporterà a casa una maggiore ira rispetto a quella della partenza. Percorrere tanta strada, affrontare un mondo diverso gli daranno un risultato inaspettato: conoscere meglio la Parigi da cui era partito, ma Parigi aveva compiuto lo stesso pellegrinaggio dentro di lui. Avrebbe dovuto prima affrontare se stesso e poi pensare a salvare l’universo.

Nella letteratura di Paul Nizan, Marx e Freud si incontrano. La scrittura utopica si trasforma in ribellione aperta. Il suo linguaggio duro e aspro rappresenta un pensiero e un mondo altrimenti indescrivibile.

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